Pochi giorni fa il quotidiano La Repubblica ha pubblicato un’intervista rilasciata a Liana Milella dal professore Gian Luigi Gatta, ordinario di diritto penale alla Statale di Milano (a questo link per la consultazione).
L’argomento è l’abolizione del reato di abuso d’ufficio: l’intervistatrice chiede a Gatta che opinione ne ha e cosa prevede possa accadere come effetto dell’abolizione.
Vediamo adesso quali risposte ha dato (riportandole letteralmente ed integralmente, evidenziate in corsivo, gli eventuali neretti sono miei) e facendole precedere dall’oggetto della domanda da me sintetizzato (un po’ liberamente, lo ammetto) in neretto.
…Che ne sarà di noi?
“Lo considero un vistoso passo indietro nel contrasto al malaffare che spingerà amministratori e funzionari ad abbassare l’asticella dell’etica pubblica”.
…Quando cadrà la legge abolitiva e chi la farà cadere?
“I profili di contrasto con le convenzioni internazionali e con alcuni principi costituzionali risultano evidenti. Sono sicuro che finiremo censurati dal Greco, il Gruppo di Stati contro la corruzione del Consiglio d’Europa, nonché dalla Commissione europea”.
…Cosa ci contesteranno?
“Il mancato rispetto degli obblighi di incriminazione assunti in sede internazionale, che riguardano il traffico d’influenze, già contestato dal Greco perché troppo riduttivo, e il nuovo peculato per distrazione che continua ad avere un ambito ristretto rispetto alla direttiva Ue sulla tutela degli interessi finanziari”.
…Quale violazione sarà contestata dinanzi la Consulta?
“Sono certo che alla Corte potranno arrivare molti ricorsi dei giudici. Il taglio al traffico d’influenze contrasta con la Convenzione di Strasburgo del 1999 con cui era coerente la norma fino a oggi in vigore. Mentre aver soppresso l‘abuso d’ufficio crea vuoti di tutela censurabili sia rispetto al diritto dell’Unione, sia al principio costituzionale di buon andamento e imparzialità della Pubblica amministrazione. Ma vedo anche la violazione del principio di ragionevolezza”.
…Vale a dire?
“Perché non si può abolire l’abuso d’ufficio e tenere come reato quello assai meno grave di omissione o ritardo in atti d’ufficio. Se un sindaco assume la sua compagna non potrà più essere punito perché l’abuso d’ufficio non c’è più, ma se non risponde entro 30 giorni alla richiesta d’informazioni di un cittadino su una pratica potrebbe cadere sull’altro reato”.
…Sicuro?
“Ne sono certo. Tra 15 giorni, quando la legge entrerà in vigore, nei procedimenti per abuso d’ufficio – solo in Cassazione ne pendono una ventina – e per traffico d’influenze i magistrati avranno davanti tre strade. Archiviare tutto; contestare un reato più grave rispetto all’abuso come il peculato, o meno grave come l’omissione d’atti d’ufficio. O ancora andare alla Consulta o chiedere alla Corte di giustizia del Lussemburgo se la legge Nordio è compatibile con le norme Ue”.
…Scommettiamo: chi si muoverà per primo?
“Sulla legge Nordio arriveranno prima le reprimende dell’Europa, perché già nel Rapporto sullo stato di diritto c’è un’avvisaglia esplicita sulle nostre lacune legislative. Anche la Consulta può giudicare incostituzionali le leggi che violano gli obblighi internazionali d’incriminazione come ha fatto nel 2022 bloccando il referendum sulla droga”.
…E nei Tribunali che succederà?
“Chi è stato vittima di un sopruso da parte di un pubblico funzionario vivrà come una profonda ingiustizia la revoca della condanna pronunciata anche 30 anni fa. Ma c’è di più. D’ora in avanti quando un cittadino presenterà una denuncia ai Cc per un abuso verrà subito mandato a casa”.
…Ma Nordio dice che ci si può rivolgere al giudice civile e al TAR
“Peccato che le cause civili hanno tempi ben più lunghi di quelle penali e richiedono un avvocato e il versamento di un’imposta. E lo stesso vale per il Tar dove solo per fare ricorso bisogna pagare 650 euro”.
Le impressioni
Quando si pensa alla dottrina giuridica – e il professore Gatta ne è un autorevole ed influente esponente – le si associa normalmente una serie di caratteristiche: premessa l’ovvia e assoluta libertà di pensiero, ci si aspetta pacatezza espressiva, rispetto non soltanto di facciata verso ogni interlocutore privato e pubblico e prudenza nei giudizi.
Sono caratteristiche valide per qualunque ambito del pensiero, lo sono ancora di più se si considera che il diritto non appartiene al novero delle cosiddette scienze esatte, ammesso che quest’ultime esistano davvero: se, infatti, si aderisce all’idea popperiana per la quale è scientifica solo una tesi falsificabile, cioè sottoponibile a prove empiriche potenzialmente in grado di smentirla, si deve necessariamente concludere che nessuna tesi giuridica, foss’anche la più autorevole e consolidata, rende possibile la propria falsificazione.
L’intervista di Gatta si risolve, al contrario, nell’elencazione di certezze assolute, espresse come tali (“sono sicuro“, Sono certo“, “Ne sono certo“), senza alcuna ritrosia e già questo appare piuttosto singolare.
Gatta non si tira indietro neanche quando la Milella propone una scommessa sulla censura che arriverà per prima: molti, verosimilmente, si sarebbero scherniti, i più reattivi si sarebbero addirittura irritati, facendo notare che non si gioca sulla reputazione del proprio Paese, neanche quando chi governa non ci piace; non Gatta, lui partecipa di gusto alla scommessa, sbilanciandosi a favore dell’Europa.
C’è poi un altro aspetto di spicco: le certezze del professore si estendono alle attività di organismi istituzionali, nazionali o sovranazionali, quasi fosse un loro insider: Gatta sa che il GRECO (l’organismo anticorruzione del Consiglio d’Europa) ci censurerà e che lo stesso farà la Commissione europea e, va da sé, sa anche perché lo faranno; sa che lo stesso farà la Corte costituzionale ed è perfino in grado di indicare i parametri costituzionali la cui violazione sarà segnalata dai giudici a quibus e avallata dalla stessa Corte.
Ma sa anche che amministratori e funzionari pubblici (dobbiamo ritenere che si riferisca a tutti, non avendo fatto alcuna eccezione) saranno spinti – Gatta non chiarisce da chi ed è la prima cosa che non sa – ad abbassare l’asticella dell’etica pubblica.
E sa pure che le vittime di passati soprusi rimarranno disgustate e frastornate anche se, in ipotesi, le malefatte risalissero a decenni addietro.
Un sapere universale, quello di Gatta, quasi rinascimentale, praticamente leonardesco.
E tutti gli altri, cioè tutti quelli privi di certezze e non desiderosi di averne?
Viene in mente un pensiero di Nietzsche, espresso in Ecce homo: “Non è il dubbio, è la certezza che rende folli“.
Ma Nietzsche era notoriamente uno sbandato: problemi mentali, teorie eccentriche, ideologia discutibile, followers impresentabili. Come si fa a credergli?
