Settimana di Ferragosto, bisognerebbe essere spensierati ma un viaggio diretto nel profondo inferno di Dante non si toglie dalla mente.
Talmente lontano dalla umana normalità quel mondo surreale che gli occhi hanno visto che il cervello ci ha messo un po’ per accettarlo come reale.
Nella società dell’apparire in cui viviamo troppo spesso esiste solo quel che è tangibile e si vede. È vero perché l’ha detto la TV … Ebbene, è proprio per questo che il mondo del carcere, invisibile ai più, non esiste per la società civile.
Civile nel senso stretto etimologico derivato dal latino cives (cittadino) non certo di decoroso e rispettoso delle regole, poiché, non v’è chi non veda, come questa noncuranza generalizzata sia piuttosto assai incivile.
Lì, in quei gironi infernali che si dipanano dal centro dominato dall’imponente icona della Regina Coeli, in cerchi sovrapposti (modernamente chiamati sezioni), esattamente come nell’Inferno magistralmente disegnato da Dante nella Divina Commedia, sopravvivono corpi e si dimenano anime.
Sono esseri umani afflitti da una duplice pena, quella che devono scontare spesso solo in via cautelare, ipocritamente provvisoria, con la perdita della loro libertà e quella connaturata al modo in cui tale privazione viene loro imposta.
Anime che vagano smarrite senza speranze, corpi straziati da una cattività animalesca.
Il caldo afoso, il sovraffollamento, l’odore pervicace, il sovraprezzo dei beni di prima necessità, la carenza di attività rieducative, la mancanza di aree verdi, tra le altre, sono le pene accessorie non dovute e non costituzionalmente previste che aggravano la loro condizione.
Queste persone si attaccano a noi, avvocati in visita con la Camera penale di Roma, come se fossimo dei Caronte capaci di traghettarli indietro al di là del fiume Acheronte nella società, alla vita e alla luce del giorno per tornare ad essere visibili.
È una pura illusione perché anche quelli che riescono a non spegnere la fiammella della residua speranza togliendosi la vita come sin troppi fanno quasi quotidianamente nell’indifferenza collettiva, sono destinati ad una vita buia senza la luce della speranza. Dannati e condannati per sempre.
Ecco, se non ci sono prove che esista un inferno ultraterreno, sicuramente questo è l’inferno terrestre che la politica proprio non riesce a (o forse meglio non vuole) vedere.
