Recidiva e nozione di reati della stessa indole (di Riccardo Radi)

La Cassazione sezione 3 con la sentenza numero 20351/2024 ha indicato che in tema di recidiva, devono intendersi “reati della stessa indole” ex art. 101 cod. pen. non solo quelli che violano una medesima disposizione di legge, ma anche quelli che, pur se previsti da testi normativi diversi, presentano, in concreto, caratteri fondamentali comuni, in ragione della natura dei fatti che li costituiscono o dei motivi che li hanno determinati.

Nel caso esaminato la Suprema Corte ha ritenuto corretta la decisione con la quale un delitto di violenza sessuale era stato ritenuto della stessa indole di un delitto di tentato omicidio in quanto commessi entrambi in danno di adolescenti, con l’utilizzo di una medesima tecnica delittuosa e in un’unica area territoriale.

Il principio enunciato è sul solco del precedente della sezione 6 sentenza numero 53590/2014 che ha stabilito che per “reati della stessa indole” ai sensi dell’art. 101 cod. pen. devono intendersi non soltanto quelli che violano una medesima disposizione di legge, ma anche quelli che, pur essendo previsti da testi normativi diversi, presentano nei casi concreti – per la natura dei fatti che li costituiscono o dei motivi che li hanno determinati – caratteri fondamentali comuni.

Nella specie, la Cassazione ha ritenuto corretta la decisione di merito che aveva ravvisato la stessa indole nel reato di spaccio di stupefacenti ed in quello di furto in abitazione, assumendo rilevanza, in entrambi i casi, comportamenti dettati da omologhi motivi di indebito lucro.