Test psico-attitudinali per magistrati: l’ennesima trovata buona solo a scherzarci su (di Vincenzo Giglio)

Si infittiscono gli indizi sulla futura sottoposizione dei magistrati a test psico-attitudinali.

Tengo a dire che ho una pessima opinione di questa cosa: mi sembra l’ennesima trovata pubblicitaria che non servirà a nulla e però, col suo messaggio subliminale di una giurisdizione psicotica se non addirittura delirante, varrà a mortificare uno dei tre poteri dello Stato e indebolirne l’autorevolezza con danno per la democrazia del nostro Paese.

Altre sarebbero le riforme necessarie per arrivare ad un miglior equilibrio tra quei poteri e poter contare su una giustizia più efficiente ma richiedono capacità di elaborazione, competenze, conoscenza dal basso della giustizia così com’è, capacità di dialogo e di coinvolgimento della magistratura che oggi paiono merce rara.

D’altro canto, Terzultima Fermata è un blog che gira senza sosta lungo le strade del diritto e della sua applicazione e gli è dato cogliere qua e là segnali di bizzarrie concettuali che sembrano essere prodotte non certo dall’insanità mentale di chi le ha concepite quanto piuttosto dalla tendenza di taluni interpreti a dimenticare l’insegnamento di Guglielmo di Occam al quale dobbiamo l’immagine dell’omonimo rasoio e l’invito a ridurre al minimo indispensabile le sequenze causali di cui si servono gli esseri umani per spiegare i fenomeni della vita.

Data questa premessa, e assecondando un po’ la componente goliardica che è parte integrante dell’identità di TF, si è immaginato un magistrato al quale si stanno somministrando dei test psico-attitudinali.

Per disporre di un po’ di materia prima si è scaricato un campionario di test messi online dal Comune di Torre del Greco (li si trova a questo link) che verosimilmente se ne serve per la selezione dei migliori candidati nei propri bandi di reclutamento di personale.

Il file PDF scaricato avverte che si tratta di test tarati sulle relazioni logiche ed etimologiche.

Non una prova diabolica: sia la conoscenza dell’origine delle parole che l’uso della logica rientrano nel bagaglio di ogni magistrato.

Il primo quesito è così congegnato:

1. Se Francesco è un giocatore di poker, tutti i giocatori di poker leggono Kafka, chi legge Kafka non utilizza il telefono, allora:

a) Francesco legge Kafka

b) Francesco non legge Kafka e non utilizza il telefono

c) Francesco utilizza il telefono e sa giocare al poker.

Adesso inizia la parte più difficile perché esplorare il mondo interiore del magistrato è un’impresa sovrumana.

Il meno incerto tra i metodi possibili è quello di fare affidamento sulle pre-comprensioni del magistrato medio, da intendersi, secondo il dizionario italiano De Mauro, come fasi conoscitive preliminari corrispondenti a conoscenze incerte e approssimative, fortemente condizionate dalla cultura e dalle esperienze personali del soggetto.

Il testato parte da Kafka. Chi è per il magistrato medio? Facile, è quello che ha scritto Il processo presentandolo come un’esperienza spaventosa e inspiegabile e, soprattutto, ingiusta, anzi l’icona dell’ingiustizia. Kafka ha dunque scritto sciocchezze perché il processo, e qui da noi può essere solo un giusto processo, è la strada più sublime e perfetta per il raggiungimento della verità, attraverso la corale e sinfonica cooperazione mediante il contraddittorio. Nessuno dovrebbe leggere un avvelenatore di pozzi come Kafka e quindi il magistrato presume legittimamente che Francesco non lo abbia letto. Scarta pertanto la risposta a).

Poi prende in considerazione il poker. È un gioco d’azzardo e bisognerebbe starne alla larga ma il diritto penale esiste perché la maggior parte delle persone non possiede adeguati freni inibitori. Quindi, sì, Francesco gioca a poker.

Per finire esamina la questione del telefono e pensa che la maggior parte delle persone non solo viola la legge ma lo fa ripetutamente e con intensità crescente. È chiaro perciò che quel furfante di Francesco usa il telefono mentre gioca a poker perché è un baro in collegamento con altre persone che da remoto osservano le carte degli altri giocatori e gli suggeriscono se rilanciare o passare.

Il magistrato scarta con convinzione anche la risposta b) e mette la crocetta su c). Scrive poi un appunto sulla sua Moleskine tascabile: “ricordarsi di aprire un procedimento a carico di Francesco per associazione a delinquere finalizzata alla commissione di un numero indefinito di truffe“.

Il secondo e ultimo quesito è questo:

2. Tra le seguenti parole trovare quella che abbia lo stesso significato di “dotto” e “coltivato”:

a) colto

b) versato

c) vangato.

Il magistrato inizia la riflessione e parte da una prima certezza: Dotto è uno dei sette nani, quello sveglio che ha studiato.

Se tanto mi dà tanto, pensa, la cosa più probabile è che impieghi la sua istruzione per scopi criminali, mi ci giocherei la casa in città.

Passa poi a “coltivato” e qui la situazione è ormai chiara: Dotto ha messo su un business di piantagioni di canapa indiana.

Che fa o fa fare uno che lavora in questo settore? Vanga o fa vangare, ci si può scommettere anche la casa al mare.

Ergo, il magistrato scarta a) e b) e pianta la crocetta su c) con entusiasmo e senza tentennamenti.

Subito dopo tira fuori la Moleskine di prima e scrive: “ricordarsi di seppellire Dotto sotto una valanga di imputazioni a partire dal traffico transnazionale di stupefacenti“.