Come diceva un simpatico personaggio televisivo, la domanda sorge spontanea, almeno nell’attuale momento storico.
Licenziando l’ironia, ma solo per il momento, perché, come sosteneva il grande Maestro Federico Fellini, essa è sorridere del mondo mentre si cerca di cambiarlo, cerchiamo di rispondere al quesito, dividendolo in due.
Gli avvocati sono professionisti? E come tali sono liberi? Questo è il dilemma…
Assemblando insieme le due parole si ottengono significati diversi a seconda della posizione in cui vengono utilizzate.
Se per liberi professionisti si intendono i lavoratori autonomi, per lo più laureati, iscritti in albi e muniti di partita IVA che esercitano una professione intellettuale, allora senz’altro gli avvocati possono e devono rientrare in questa categoria.
Assodato questo, possiamo affermare senza tema di smentita che tali qualificati lavoratori autonomi siano anche professionisti liberi?
Il concetto di libertà assume diversi significati a seconda della prospettiva interiore con cui lo si interpreta e deve fare i conti con i limiti oggettivi del sistema in cui si opera.
L’Enciclopedia Treccani col termine libero definisce colui che non è soggetto al dominio o all’autorità altrui, che ha facoltà di agire a suo arbitrio, senza subire una coazione esterna che ne limiti, materialmente e moralmente, la volontà e i movimenti.
In astratto, tutti gli Avvocati penalisti sono liberi essendo stata concepita la difesa come una parte processuale indipendente e in posizione paritaria con l’accusa.
In concreto, tale astratta parità si dissolve come neve al sole nelle aule giudiziarie e, ancor prima, nella fase delle indagini preliminari stante la sproporzione di mezzi e facoltà a disposizione delle parti.
Ed allora, è proprio in questi frangenti che la libertà di ogni singolo Avvocato deve misurarsi col modo in cui riesce a fronteggiare tale disparità, le contingenze e le difficoltà (financo telematiche) della prassi giudiziaria e le decisioni ingiuste, senza lamentarsene vacuamente come un quisque de populo ma combattendole a testa alta e fermamente con la Toga sulle spalle.
Ed ecco che quella domanda spontanea sorge nuovamente.
È possibile svolgere liberamente la professione forense se lo si fa con la mentalità di lavoratori autonomi aspiranti alle guarentigie e sicurezze dei lavoratori dipendenti abiurando, di fatto, la stessa concezione di libera professione?
Se la preoccupazione di un avvocato si concentrasse prevalentemente sugli aspetti retributivi e contributivi della sua attività piuttosto che sulla difesa dei diritti dei suoi assistiti potrà egli essere un Avvocato effettivamente libero e meritevole del rispetto dell’Autorità Giudiziaria con cui si confronta?
Quel difensore d’ufficio che di fronte alla gravissima limitazione del diritto di appellare dell’imputato assente, operata dall’art 581 commi 1ter e 1quater cpp, si lamentasse solo del calo di lavoro e, quindi, di liquidazioni, avrà mai quella forza autorevole che solo la libertà da coazioni esterne potrebbe conferirgli?
Le domande si sono moltiplicate ma per lo più sono retoriche nel senso che contengono la risposta.
Ovvio che, come tutte le altre, anche le prestazioni professionali dell’avvocato debbano essere adeguatamente retribuite e che anche l’avvocato debba poter contare su un sistema assistenziale e previdenziale che lo garantisca ma sarebbe auspicabile che tutti questi aspetti non condizionassero mai la funzione difensiva.
