“Esecuzione penale tra sicurezza e dignità”: i nuovi e affascinanti obiettivi di via Arenula (di Vincenzo Giglio)

Si ha notizia attraverso il sito web istituzionale del Ministero della Giustizia della pubblicazione dell’atto di indirizzo politico-istituzionale del Ministro Nordio per l’anno 2024 (consultabile a questo link).

Secondo quanto si legge nelle prime righe del documento “Il presente Atto di indirizzo è volto ad indicare le priorità politiche che il Ministero intende realizzare nel corso dell’anno 2024 in linea con il bilancio di previsione e, nel contesto europeo, in relazione ad un efficace impiego delle risorse messe a disposizione dal PNRR“.

Preso atto di questa finalità, mi ha incuriosito particolarmente il paragrafo 4, denominato “esecuzione penale tra sicurezza e dignità“.

La mia mente oziosa e dispersiva mi ha impedito di andare subito al contenuto, costringendomi al contrario a soffermarmi sulle parole del titolo.

Sappiamo tutti che il diritto, come qualsiasi altro ambito tecnico, ha suoi trend espressivi o, se si preferisce, un suo slang fatto di frasi e modi di dire in continuo aggiornamento.

In questo periodo, e rubo a me stesso servendomi di concetti utilizzati in un altro scritto di un paio di anni fa, vanno assai di moda, in mezzo a molto altro, “in disparte” (esempio: il furto, in disparte lo stress che provoca, è un reato contro il patrimonio), “nel prisma di” (esempio: l’efficacia nel prisma dell’ineffettività) e “tra … e…” (esempio: l’appropriazione indebita tra ansia di possesso e rischio di perderlo).

Il titolo del paragrafo contiene appunto quest’ultima espressione (“…tra sicurezza e dignità“) il che mi porta ad azzardare che il Guardasigilli, benché di età non più tenerissima, abbia voluto mettersi al passo coi tempi e aggiornare il suo linguaggio: non c’è nulla di male, anzi è un segnale non disprezzabile di apertura al nuovo.

D’altro canto, dire che qualcosa oscilla tra qualcos’altro e qualcos’altro ancora impone al lettore uno sforzo aggiuntivo per capire qual è il punto di equilibrio e come si intende raggiungerlo.

È giocoforza a questo punto leggere l’intero paragrafo, distinguere la parte della sicurezza e quella della dignità e quindi farsi un’idea.

Sicurezza

La sicurezza è essenziale: fin qui tutto bene.

È un bene sia per gli operatori che per i detenuti: giusto.

La si garantisce con implementazione dei sistemi di sicurezza, incremento delle misure di controllo e videosorveglianza, ammodernamento tecnologico degli apparati, utilizzo di body-cam, sistemi anti-droni, apparati per il rilevamento di oggetti non consentiti, potenziamento del reparto cinofili: mi adeguo, il Ministro è il Ministro, ma non comprendo come anche una sola di queste misure possa essere intesa a vantaggio della sicurezza dei detenuti; certo, si potrebbe obiettare che il potenziamento delle misure di controllo e videosorveglianza potrebbe risultare di grande aiuto nel caso di pestaggi e torture varie in danno dei ristretti ma si dovrebbe subito dopo ricordare che la coalizione di cui è espressione il Guardasigilli non ha mai fatto mistero di considerare il reato di tortura come un segno di debolezza dell’ordinamento e di frivola equidistanza tra gli apparati penitenziari e i reietti; trovo quindi legittimo qualche dubbio sul fatto che quelle misure saranno utilizzate come un monito e un ariete verso chi – diciamo così – educa con la mano pesante; mi pare poi di capire che i cani delle unità cinofile saranno impiegati come animali da compagnia e questa è una buona cosa.

Dignità

Il lavoro come forma principale di trattamento, unitamente allo studio, ai rapporti con il mondo esterno e alla promozione di ogni attività culturale, ricreativa e sportiva utile al reinserimento sociale: ottimo ma chi glielo spiega a quella corrente della magistratura di sorveglianza e della Suprema Corte che, ad esempio, vede nello studio e nella accresciuta consapevolezza esistenziale e culturale che ne deriva fattori di aumento della pericolosità sociale del detenuto (più cose sa, più è abile come criminale)?

Riguardo all’assistenza sanitaria ai detenuti e ferme restando le prerogative regionali sull’implementazione delle REMS, si proseguirà con la sottoscrizione di appositi protocolli con il Ministero della salute, consolidando i presidi ospedalieri all’interno degli istituti penitenziari: magnifico, senz’altro, mi chiedo solo come debbano essere applicati i protocolli, se per bocca, in vena o come unguenti.

Il miglioramento delle condizioni di detenzione verrà realizzato anche attraverso una costante attenzione all’innovazione e alla modernizzazione delle strutture penitenziarie e mediante la costruzione di nuovi padiglioni e nuovi istituti ad elevata azione trattamentale: idea grandiosa anche questa, la dignità dei detenuti sarà salvaguardata costruendo nuove carceri e innovando e modernizzando quelle esistenti, mi dispiace di non averlo proposto io stesso.

Un’attenzione particolare sarà dedicata all’efficientamento energetico, con il duplice obiettivo del risparmio delle risorse e della sostenibilità ambientale: il Ministro non avrebbe potuto chiudere meglio questo paragrafo: efficientare, sostenere l’ambiente e risparmiare; già me li immagino i nuovi edifici, saranno come il bosco verticale di Milano o magari riproporranno i mitici giardini pensili di Babilonia e in mezzo uccellini a cinguettare e api che impollinano e sfornano miele.

Per finire

Ora posso dire che “esecuzione penale tra sicurezza e dignità” è un titolo ispirato, coerente, equilibrato e immaginifico.

Complimenti!