
Le mamme dei laureati in giurisprudenza le riconosci subito.
Sono quelle che precisano subito che però il figliolo sta facendo questo o quell’altro master per fare il magistrato, il notaio oppure il concorso per fare si l’avvocato, ma per quell’ente oppure per quell’altro,
Dopo qualche tempo la incontri e ti precisa che il figlioletto/a si è iscritto come praticante per la professione legale ma non certo per fare l’avvocato, tanto è vero che non perde tempo neppure a fare la pratica forense.
Passa qualche altro tempo e ti dice che il “non mai avvocato” ha superato l’esame di abilitazione da avvocato ma ti precisa che certamente non farà mai l’avvocato, però si è iscritto comunque all’albo che tanto per i primi anni non paga i contributi.
Passa altro tempo e quando incontri la mamma del ” non mai avvocato” ti dice che il figlio/a avvocato sta preparando dei concorsi che poi supera.
Dopo qualche tempo incontri di nuovo la mamma del “non mai avvocato” e ti dirà che il figliolo lavora lì oppure là però … è avvocato.
Se me deduce che il problema, quindi, non è fare o non fare l’avvocato quanto, piuttosto, poterlo dire senza … piuttosto esserlo.

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