Danno da emotrasfusione infetta: prova del nesso causale (di Vincenzo Giglio)

Cassazione civile, Sez. 3^, ordinanza n. 26091/2023 del 7 settembre 2023, ha affermato che, in  tema di danno da emotrasfusione infetta, l’onere della prova del nesso causale, posto a carico del paziente, può essere assolto anche attraverso presunzioni e non implica necessariamente la dimostrazione dell’assenza di infezione al momento della trasfusione, mentre la prova contraria gravante sulla struttura sanitaria può concernere l’esclusione del nesso causale (incentrandosi sulla dimostrazione che il paziente fosse già affetto dall’infezione al momento della trasfusione), ovvero l’elemento soggettivo (attraverso la dimostrazione di aver rispettato, in concreto, le norme giuridiche, le leges artis e i protocolli che presiedono alle attività di acquisizione e perfusione del plasma).

Nella specie, il collegio di legittimità ha cassato la sentenza impugnata, che aveva addossato al paziente l’onere di dimostrare l’assenza di una malattia epatica al momento del ricovero, omettendo di tener conto degli elementi dallo stesso addotti, suscettibili di fondare la prova presuntiva del nesso causale, quali l’assenza di fattori di rischio specifici, l’insorgenza della malattia a distanza di un anno dalla trasfusione e la mancata evidenza di eventuali cause alternative.

Decisioni precedenti: nn. 7884 del 2018 Rv. 648285 – 01 e 26275 del 2022 Rv. 665623 – 01.