
La proposta
Dal palco di Pontida, la senatrice Giulia Bongiorno, in perfetta sintonia con la posizione assunta dal leader leghista Matteo Salvini, lancia una proposta tranchant: “se uno stupratore non riesce a trattenere i suoi impulsi ha bisogno di un aiuto e l’aiuto si chiama castrazione chimica, è un trattamento farmacologico e con il vostro aiuto sarà la nostra prossima battaglia” (a questo link per la consultazione). Serve capirne di più.
In che consiste la castrazione chimica
Attingiamo al sito della Società italiana di urologia, con l’avvertenza che l’articolo consultato (a questo link) tratta l’argomento in relazione alla terapia non chirurgica del tumore prostatico: “esistono farmaci che bloccano la produzione di androgeni. I più comuni sono gli agonisti del LHRH. Lo scopo di questi medicinali è quello di bloccare la crescita del tumore attraverso la castrazione chimica. Questo processo varia in base al tipo di farmaco utilizzato e alla sua somministrazione. In caso in cui il paziente abbia una problemi ereditari cardiovascolari, lo specialista potrebbe consigliare una visita cardiologia prima di iniziare la terapia ormonale. Con il tempo, le cellule tumorali della prostata divengono resistenti alla terapia ormonale, e il cancro può iniziare a svilupparsi di nuovo. Ciò viene denominato tumore alla prostata resistente a castrazione. Per ritardare la resistenza alla castrazione, il medico può suggerire di sospendere l’assunzione della terapia farmacologica ormonale. Tale terapia viene chiamata ormonale a intermittenza. La terapia ormonale ferma la produzione e l’azione degli ormoni maschili e provoca la castrazione“.
Quali effetti collaterali produce
Dal medesimo sito citato nel paragrafo precedente apprendiamo che: “Il fisico può reagire alla castrazione in diversi modi. I più comuni effetti collaterali della castrazione sono: vampate di calore, abbassamento del desiderio sessuale, disfunzione erettile, osteoporosi, aumento del rischio di infarto, diabete. Si potrebbe avvertire anche dolore, ad esempio, alle articolazioni, alla schiena, alle ossa o ai muscoli. I cambiamenti dei livelli ormonali possono causare sanguinamento, innalzamento di pressione, vertigini, formicolii. Il rischio di infezione è alto specialmente nel naso o nella gola o nel tratto urinario. Altri sintomi possono essere: perdita di appetito e di peso, diarrea, stipsi, costipazione, vomito, tosse, mancanza di respiro, mal di testa ed edemi periferici. Trattamenti diversi possono causare diversi effetti collaterali. Gli agonisti del LHRH possono causare reazione allergica. Gli anti-androgeni possono causare lo sviluppo delle mammelle. Ciò viene denominato ginecomastia che, in alcuni casi, può essere doloroso. Per prevenire tale patologia, il medico può consigliare la radioterapia del petto prima di iniziare la terapia ormonale. In alcuni casi è necessario rimuovere le ghiandole mammarie. Gli anti-androgeni potrebbero peggiorare le vampate di calore che possono essere trattate con estrogeni a bassa dose. Gli estrogeni possono aumentare il rischio di infarto. Il flutamide può causare diarrea. Gli effetti collaterali della terapia ormonale, possono essere fastidiosi e variare da persona a persona in base allo stato generale di salute del paziente e al tipo di trattamento scelto“.
In quali Paesi si ricorre alla castrazione chimica
Da un approfondimento pubblicato nel 2019 dal quotidiano Il Corriere della Sera (a questo link) ricaviamo che: “La castrazione chimica è prevista nell’ordinamento giuridico di alcuni Stati degli Usa e in diversi Paesi europei. La netta maggioranza dei Paesi come Svezia, Finlandia, Germania, Danimarca, Norvegia, Belgio e Francia ne fa un uso estremamente limitato e subordinato al consenso del condannato, che deve essere informato degli effetti collaterali. Sperimentazioni sono in corso in Portogallo e nel Regno Unito. In Russia e in Polonia la castrazione chimica è obbligatoria per i colpevoli di stupro su minorenni“.
Efficacia del trattamento
Il medesimo reportage del Corriere della Sera avverte che “Questi farmaci sono nati per combattere il carcinoma alla prostata ma oggi sono utilizzati anche per abbattere il desiderio sessuale dei sex offender, là dove il carcere non basta» spiega Vincenzo Mirone, già presidente della Società italiana di urologia e professore di Urologia alla Federico II di Napoli. «Sfatiamo però un mito – aggiunge il professor Andrea Salonia, urologo e andrologo, esperto di medicina sessuale all’ospedale San Raffaele di Milano – e cioè che i violentatori e i pedofili abbiano un livello di testosterone più alto dei soggetti che hanno una normale sessualità. Non è così: non è dal livello di ormone maschile che si può capire se un uomo diventerà un sex offender“.
Si può tornare indietro?
Ricaviamo la risposta ancora una volta dall’articolo del Corriere della Sera: “Dubbi ci sono anche sulla reversibilità della terapia. Come spiega il professor Mirone, due-tre mesi dopo la sospensione del farmaco, il testosterone dovrebbe tornare a livelli normali. «Ma è possibile che il desiderio sessuale non sia più quello di prima, come tra l’altro può succedere a chi segue una terapia ormonale contro il tumore» chiarisce il professor Salonia. Inoltre una volta terminati gli effetti della castrazione chimica nessuno garantisce la non recidività del soggetto. Vero è che testosterone e sessualità vanno a braccetto, ma ci sono persone che, pur avendo l’ormone maschile abbattuto, hanno ancora il desiderio di sessualità. «Abbiamo pazienti – aggiunge ancora Salonia – con 0,01 di testosterone perché hanno avuto problemi di tutt’altro genere che hanno ancora un’attività sessuale proprio perché la sessualità non è solo una questione di ormoni, ma è legata anche alla sfera biologica e psicologica». Non sempre la riduzione del livello di testosterone è sufficiente a inibire il comportamento patologico deviante. Gli psichiatri sottolineano che la violenza sessuale non è quasi mai la soddisfazione di un impellente bisogno fisiologico, ma spesso trae soddisfazione dall’esercizio del potere, della forza, dell’umiliazione e del controllo della vittima“.
E allora?
La ricetta leghista contro gli stupratori sembra esporsi a molteplici e serie critiche.
La castrazione chimica produce danni collaterali di varia natura e gravità, alcuni dei quali tali da alterare sensibilmente l’equilibrio psico-fisico delle persone che subiscono il trattamento o addirittura da esporli a conseguenze potenzialmente letali.
Sono pochi i Paesi che ricorrono alla castrazione chimica e la buona parte di essi la rende possibile solo con l’assenso dei “pazienti”.
L’idea che la tendenza a comportamenti sessuali predatori dipenda da un livello anormalmente alto di testosterone è oggetto di critiche argomentate e sembra non corrispondere al vero, sembrando piuttosto che le condotte violente siano espressione di una voglia di potere, dominio e controllo dell’altro sulla quale la castrazione non avrebbe ovviamente alcuna capacità dissuasiva.
Ancora: come potrebbe reggere al vaglio di costituzionalità (artt. 27, comma 3, e 32, comma 2, ultimo periodo, Cost.) e conformità convenzionale (art. 3, CEDU) una norma che infligga un trattamento palesemente contrario al senso di umanità e che (art. 2 Cost.) rinneghi il diritto inviolabile che gli esseri umani esercitano attraverso la loro corporeità come parte essenziale della loro identità?
E infine: quante altre aberrazioni concettuali mascherate da comune sentire ci toccherà sentire in questi anni?

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