Tribunale di Roma: udienze preliminari rinviate per G.I.A.D.A. (di Riccardo Radi)

Fissare processi alla prima settimana di settembre fa fico peccato che non si tengano e non per colpa degli avvocati ma per il sistema G.I.A.D.A.

GIADA?

La nota pietra verde ornamentale? Un nuovo virus?

No, niente di tutto questo, solo sciatteria e noncuranza, condizioni che sono diventate tristemente normali negli uffici giudiziari italiani.

Questa mattina a Roma udienza preliminare fissata decine di avvocati presenti e il giudice dispone il rinvio con la seguente motivazione: “a seguito dell’aggiornamento del sistema non è possibile celebrare l’udienza odierna perché non è attivo il sistema G.I.A.D.A. che dispone l’assegnazione del processo al tribunale giudicante”.

Naturalmente, nessuno ha avuto l’accortezza di avvisare gli avvocati di La Spezia, Pavia e perché no anche quelli di Roma che non si sono fatti centinaia di chilometri a vuoto come i colleghi forestieri ma avrebbero gradito un gesto di cortesia.

G.I.A.D.A. è un applicativo informatico operativo da novembre 2018 che gestisce le assegnazioni dei processi al dibattimento penale entrato in funzione il 5 novembre 2018.

In sintesi il sistema GIADA supporta le assegnazioni della prima udienza per il Settore Penale dei procedimenti (collegiali e monocratici) alle sezioni penali del dibattimento (collegi e giudici monocratici).

L’obiettivo perseguito è quello dell’equa distribuzione dei carichi di lavoro tra i giudici, realizzato con i criteri tabellari, automatici e predeterminati.

Giusto garantire carichi di lavoro equi tra i giudici ma perché non ricordarsi degli avvocati e delle parti processuali ed avvisarli del rinvio?

Domanda retorica?

La cortesia e il rispetto non sono di casa in tribunale.

La circostanza che il sistema GIADA non è in funzione per una attività di manutenzione non è un imprevisto dell’ultima ora: l’intervento era stato programmato da tempo ed allora perché fissare le udienze, perché non avvisare le parti del rinvio?

Questo è il sistema giustizia di tutti i giorni: non quello patinato delle linee guida ma quello reale che vive chi frequenta le aule.