Franco Coppi: l’avvocato per svolgere il suo mandato non ha bisogno di sapere se l’assistito sia colpevole o innocente, lo difende da un’accusa, punto (di Riccardo Radi)

Il professore Franco Coppi, in poche parole, tratteggia il ruolo e la figura del difensore e il rapporto tra avvocato e imputato dove spesso il non detto e molto più del detto ed è giusti che sia così.

Franco Coppi si sofferma sul processo in corte d’assise che è il proscenio ideale dove in pieno si svolge “il vero processo con lo scontro tra le tesi di accusa e difesa”.

Sono un avvocato di vecchia scuola: reati societari e tributari possono essere interessantissimi ma un bell’omicidio rimane un bell’omicidio.

Lì si manifesta il problema della prova che richiede analisi psicologiche ed esame dei testi; lì si dispiega il vero processo con lo scontro tra le tesi di accusa e difesa; lì si cerca di costruire, quasi a colpo di pollice, come se si dovesse plasmare una creta, questa verità che affonda le radici nell’uomo e nelle sfaccettature del suo animo.

L’imputato di corte d’assise lo devi dapprima capire e comprendere, poi lo devi far capire e comprendere al giudice”.

Alla domanda se ha mai difeso un omicida pur essendo consapevole della sua colpevolezza, il professor Coppi risponde:

In questi processi raramente l’imputato si confessa con il difensore né il difensore, per svolgere il proprio mandato, ha bisogno di sapere se egli sia colpevole o innocente.

Tu lo difendi da un’accusa, punto.

Il tuo dovere è trovare nel processo ogni elemento favorevole, anche perché un processo non sempre lo vinci con l’assoluzione: ottenere le attenuanti generiche, a volte, è un gran successo.

Non s’interpretano solo le norme ma anche i fatti, e questi vanno valutati secondo regole d’esperienza.

Se cammino per strada e qualcuno mi viene incontro, immagino che voglia festeggiarmi e non prendermi a schiaffi.

Il buon senso ti permette di individuare le regole d’esperienza da applicare al singolo caso per interpretarlo correttamente.

La logica serve a concatenare gli elementi raccolti secondo un principio razionale e coerente”.

Estratto intervista rilasciata al Foglio nel gennaio 2019.