Giudici star e giudici artigiani secondo Federico Tomassi (di Riccardo Radi)

I giudici star si distinguono da sempre dagli altri magistrati per un certo protagonismo e per il piacere di apparire.
I giudici star ci sono sempre stati e nel 1996 il magistrato Federico Tomassi li tratteggiò così: “Fin da allora si diceva che ci fossero due tipi di magistrati.
I giudici star, – per lo più Pubblici Ministeri – i quali trattavano l’accusa nei grandi processi ed erano esaltati dalla stampa, ed i giudici artigiani – veri giudici – che servivano lo Stato in silenzio.
La vera giustizia – diceva il pretore – si avvicina all’artigianato.
Vi sono modi diversi di lavorare: coi mass media o senza mass media, rispondevano i suoi colleghi-star, che già allora, si sentivano importanti.
Essi, come divi, dovevano aver cura della propria immagine e calibrare i propri interventi, affinché giungessero in tempo ai giornali.
Inoltre i giudici-star avevano – ed hanno – un orientamento politico, diventeranno – e diventano – senatori o deputati.
Si diceva, con rispetto parlando, che i magistrati-politici fossero come gli alberghi: a tre, quattro, cinque stelle.
I primi divengono parlamentari, i secondi sottosegretari e gli ultimi ministri.
(Il bello è che essi continuano a riscuotere lo stipendio da giudice, oltre quello da deputato o da ministro, senza che il Consiglio Superiore faccia una piega).
I giudici star sono magistrati seri …?
È opportuno che essi partecipino a dibattiti politici?
Questa era la domanda che molti si rivolgevano.
Ma perché concedono interviste così facilmente?
Bisogna lasciar loro la libertà di parola, dicevano alcuni.
Ma è costume del giudice essere riservato, evitare le polemiche, dicevano altri.
La giustizia non è fatta di vanità”
Il Giudice che rubava le rose, Editore Novecento 1996.