Il 9 giugno 2023, gNews, l’house organ del Ministero della Giustizia, riportava le dichiarazioni rassicuranti del Ministro Carlo Nordio, rese a margine di una riunione del Consiglio GAI cui era seguita un suo incontro bilaterale con Didier Reynders, commissario europeo alla Giustizia: “Incontro cordiale durante il quale abbiamo spiegato che l’Italia dal punto di vista della giustizia è perfettamente in linea con il PNRR, fornendo numeri e dati, e ho anche anticipato che nella riforma per i reati della pubblica amministrazione non ci sarà nessun affievolimento della lotta contro la corruzione” (a questo link per l’articolo).
Ok, bene così, penserebbe l’uomo qualunque ma passa qualche settimana, si arriva alla fine di questo mese, e questa volta parla Raffaele Fitto, Ministro per gli Affari europei (qui il link al resoconto del quotidiano Il Dubbio).
È già eloquente il titolo del reportage: “Da rivedere anche il PNRR Giustizia: «Obiettivi lontani…».
Lo è ancora di più il contenuto: si pensa non solo ad una “riprogettazione dei cicli di assunzione degli addetti dell’Ufficio e una ridefinizione del target assunzionale complessivo” ma anche, cioè che più conta, ad “una revisione degli obiettivi di riduzione dell’arretrato“.
Riprogettazione, ridefinizione, revisione: sostantivi che nel lessico politico indicano in genere la presa d’atto del fallimento di un programma e del mancato raggiungimento dello scopo perseguito e la loro revisione al ribasso.
In base alla nota del Dubbio, sembrerebbe che tale revisione punti a negoziare una più lenta riduzione dell’arretrato della giustizia civile posto che le percentuali programmate originariamente si sono rivelate illusorie dal momento che, ad una certa aliquota di sedi giudiziarie virtuose (cioè capaci di ridurre significativamente il loro arretrato) si è contrapposta un’altra aliquota, più piccola ma non certo irrilevante, di uffici che non solo non hanno diminuito il loro arretrato ma l’hanno addirittura aumentato.
Sarebbe inoltre emersa un’ulteriore ed imprevista criticità: molte “risorse”, cioè donne e uomini, assunti per l’Ufficio per il processo, stanno abbandonando prematuramente l’incarico, verosimilmente a causa della scarsa attrattività dei contratti a termine che gli sono stati proposti; si fatica inoltre a reperire persone corrispondenti ai profili tecnici necessari per far funzionare la complessa amministrazione della giustizia.
Sembrerebbe infine che il programma di valorizzazione dei beni confiscati alle mafie, al quale era stato destinato uno stanziamento di 300 milioni di euro, sia destinato ad essere espunto dal PNRR e finanziato non si sa bene come.
E quindi in sintesi:
- a distanza di poche settimane l’uno dall’altro, due Ministri dello stesso Esecutivo propongono due diverse storie: compiaciuta e rassicurante quella del Ministro Nordio, revisionista e al ribasso quella del Ministro Fitto;
- a quanto pare, il nostro Paese continua a non riuscire a governare la complessità della giustizia;
- a dispetto dell’elefantiaco apparato burocratico di via Arenula, dominato peraltro nelle postazioni di vertice da magistrati (i quali, a quanto pare, non riescono a fare la differenza), non si riesce a varare un programma efficiente di riduzione dell’arretrato e, soprattutto, non si riesce ad intaccare le asimmetrie organizzative di cui è effetto il vistoso gap di produttività tra sedi virtuose (prevalentemente al Nord) e sedi “viziose” (prevalentemente al Sud); si perpetua, anche per questa via, l’arretratezza del Meridione che, ai suoi mali storici deve aggiungere – fatte salve le pur esistenti e lodevoli eccezioni – l’incapacità dei suoi uffici giudiziari di rendere giustizia in tempi accettabili;
- si continua ad offrire lavoro precario e malpagato a professionisti del diritto e ai detentori degli altri saperi necessari per il buon funzionamento della giustizia e per giunta ci si sorprende dei tanti abbandoni in corso d’opera;
- si perdono lungo la strada programmi come quello della valorizzazione dei beni confiscati che invece dovrebbero essere salvaguardati con cura perché non passi il messaggio che la mafia crea ricchezza e dà lavoro mentre lo Stato distrugge la prima e genera disoccupazione.
Ecco, questa è l’impressione e, parafrasando il nome di un notissimo libro di Garcia Marquez, ricorda la cronaca di un fallimento annunciato.
