La Cassazione sezione 6 con la sentenza 29932/2023 ha esaminato la questione dell’attualità delle esigenze cautelari qualora all’indagato vengano revocati i poteri di ordinaria e straordinaria amministrazione da parte del Cda.
Il ricorso è stato presentato contro il provvedimento del tribunale del riesame che ha statuito che : “la circostanza che l’indagato – accusato di corruzione – non abbia più poteri e sia privo di cariche all’interno della società non incide sulle esigenze cautelari, potendo lo stesso avvalersi delle conoscenze maturate in ambito sanitario per perpetrare analoghe condotte anche tramite terze persone“.
La Suprema Corte ha annullato la decisione senza rinvio – con immediata cessazione degli arresti domiciliari – perché se, da un lato, la valutazione prognostica sfavorevole sul pericolo di reiterazione di ulteriori delitti non è impedita dal fatto che l’incolpato abbia dismesso l’ufficio o la funzione nell’esercizio dei quali ha realizzato la condotta criminosa, dall’altro, tale valutazione richiede la presenza di specifiche circostanze fattuali idonee a comprovare il concreto pericolo che l’agente, svolgendo una diversa attività, continui a porre in essere ulteriori condotte analoghe.
L’annullamento deriva dal fatto che il tribunale del riesame ha ravvisato l’attualità del pericolo di recidiva sulla base di rilievi “meramente congetturali e astratti”, senza confrontarsi con la “decisiva circostanza di fatto costituita dall’intervenuto mutamento della situazione lavorativa dell’indagato a seguito delle delibere societarie che lo hanno esautorato da ogni potere in senso alla società nell’ambito dei rapporti con la pubblica amministrazione”.
Aspettiamo la prossima decisione di segno opposto.
