Il detenuto che studia agevola la mafia o rinasce come uomo nuovo? (di Vincenzo Giglio)


L’avvocato Gennaro Caracciolo del foro di Caserta ci invia e volentieri pubblichiamo due
provvedimenti della magistratura di sorveglianza napoletana (allegati entrambi alla fine del post).
Il primo è un’ordinanza del magistrato di sorveglianza che rigetta l’istanza di liberazione anticipata di un detenuto.
Il secondo è un’ordinanza del tribunale di sorveglianza che, accogliendo il reclamo del difensore, concede la liberazione anticipata.
Tra i vari temi giuridici connessi alla vicenda, uno in particolare sembra degno di nota all’avvocato Caracciolo e anche a Terzultima Fermata ed è quello del progresso culturale del detenuto.
Se cioè il detenuto coinvolto in vicende associative che studia ed acquisisce conoscenze e competenze e un’accresciuta consapevolezza di sé e del mondo che ad esse consegue, sia più pericoloso perché potrebbe incrementare l’efficienza del gruppo di appartenenza o lo sia meno o per niente in quanto homo novus, rinato al mondo e capace di intenderne e seguirne le regole.
Noi di TF riteniamo che, in assenza di dimostrazioni contrarie, la cultura sia progresso e segnale importante di rieducazione.
E ci chiediamo quale messaggio mandi nelle carceri un’ordinanza come quella del magistrato di sorveglianza, provvidenzialmente censurata dal tribunale di sorveglianza.
Perché un detenuto dovrebbe studiare, autodisciplinarsi, acquisire nuove risorse culturali, se poi gli si dicesse che questo sforzo non solo è inutile ma addirittura lo rende più sospetto e lo confina ancora di più tra i reietti?
Adesso non resta che invitare alla lettura dei due provvedimenti così che ognuno possa farsi autonomamente la sua opinione.