L’accesso libero alle sentenza della Corte di cassazione è impedito da mesi e ancora nessuno si degna di indicare una data per la ripresa di un servizio essenziale per gli operatori professionali e i cittadini.
Le organizzazioni professionali tacciono, avete per caso letto un comunicato o una nota che denuncia il perdurare del disservizio?
Tutti silenti o distratti.
Dal momento che tutto langue, ripeto adesso quello che TF aveva detto parecchie settimane fa.
Come sanno tutti quelli che accedevano al servizio “SentenzeWeb” della Corte di cassazione per le loro ricerche, il servizio stesso è sospeso da mesi, dapprima per imprecisate ragioni tecniche, di seguito per “attività di verifica sull’anonimizzazione dei provvedimenti pubblicati”.
La prima cosa singolare è che se si entra nella sezione “Recentissime dalla Corte”, liberamente accessibile come lo era “SentenzeWeb”, si possono consultare decisioni in cui sono visibili i nominativi dei ricorrenti imputati e quindi l’anonimizzazione, almeno in questo caso, sembrerebbe non essere più decisiva.
La seconda cosa singolare è che i tanti siti web che offrono informazioni e decisioni giudiziarie ai sottoscrittori di abbonamenti a pagamento continuano a disporre senza soluzione di continuità delle sentenze della Cassazione, giorno dopo giorno.
In assenza di spiegazioni da parte della Suprema Corte (non pretendiamo in persona della prima presidentessa, ci accontenteremmo di un qualsiasi funzionario di cancelleria) possiamo rispondere solo con congetture o peggio illazioni ai tanti lettori che ci chiedono informazioni o addirittura la soluzione del problema (che non è affatto alla nostra portata).
La congettura/illazione sulla contraddizione tra sospensione del servizio principale e continuazione del servizio “Recentissime dalla Corte” è questa: l’anonimizzazione cede quando la Corte deve pavoneggiarsi con le cosiddette “belle sentenze”, cioè quelle che la stessa Corte ritiene da se stessa e senza possibilità di prova contraria ben pensate, ben scritte e, al limite, anche innovative.
La congettura/illazione sul flusso continuo di sentenze in mano ai siti a pagamento è doppia: 1) questi siti, verosimilmente, pagano a loro volta l’abbonamento per avere accesso illimitato all’intera banca dati Italgiure Find e provvedono da se stessi all’anonimizzazione delle decisioni; hanno quindi diritto a scaricare tutto il materiale che vogliono e si servono legittimamente di questo diritto; 2) per l’amministrazione della Giustizia, a quanto pare, conta di più soddisfare l’esigenza della cerchia dei paganti piuttosto che quella dell’altra cerchia, ben più numerosa e significativa, dei cittadini (cioè il popolo nel cui nome – non lo si dimentichi – viene esercitata la giustizia) che vorrebbero essere informati delle decisioni prese dai loro delegati, cioè i giudici, e che invece sono considerati così trascurabili da non meritare neanche una spiegazione accettabile di quello che sta accadendo.
Saremo naturalmente felici se qualcuno qualificato ci dirà che stiamo prendendo una cantonata ma nel frattempo ci sentiamo legittimati ad esprimere le opinioni che avete appena letto.
