L’avvocato nervoso (di Giovanna Bellizzi)

L’avvocato nervoso lo riconosci subito perché quando hai a che fare con lui appare essere, neanche a dirlo, nervoso.

L’avvocato nervoso è, spesso ma non sempre, nervoso e quindi, per tenere alta la sua reputazione di diversamente calmo, quando lo saluti risponde con un mugugno.

Se invece lo hai come controparte, allora lo spazio metafisico e interstellare sarà pieno dei suoi fraintendimenti.

Egli, essendo nervoso (ma lo abbiamo già detto), interpreterà ogni singola frase, anche la più tecnica del collega di controparte, come un affronto a se stesso o peggio ancora, al suo assistito.

Ecco che se la trattativa per la transazione fallisce e preannunci azioni giudiziarie a difesa del cliente, si irrigidisce come un istrice pronto a lanciare, al malcapitato collega, i suoi aculei di  invettive.

Ogni frase, quindi, dell’avvocato calmo oppure diversamente nervoso, diventa un’insinuazione o peggio, un’allusione non accettabile e da respingere, fermamente, al mittente.

L’avvocato nervoso essendo tale, applica il teorema che dovrebbero insegnare all’università e come appendice all’esame di procedura civile, che quando lui parla sostiene le ragioni del suo cliente, quando invece lo fa la controparte insinua.

A ben vedere, l’avvocato nervoso ha ragione perché a quell’esame all’università, poi introdotto come complementare con la riforma, definito “diritto di difesa a senso unico e non alternato”, lui ha preso il massimo punteggio.

Tu invece, che ti sei laureato prima della riforma e non avendo studiato la “scienza del diritto alla difesa a senso unico non alternato”, sei rimasto arretrato al vecchio regime e obsoleto esame di ” ogni parte ha diritto alla sua difesa”.

Poco male.

Bene avrà fatto l’avvocato nervoso a pretendere di poter solo lui difendere il suo cliente  perchè, a onor del vero, poco si discute con chi ti batte per punteggio raggiunto ad alcuni esami di laurea.

Ne soffre forse il fegato ma ne guadagna il cuore.