L’avvocato del Sud e l’avvocato del Nord (di Giovanna Bellizzi)

L’avvocato del nord quando va in udienza presso tribunali del sud, arriva con l’aereo e poi, spesso ma non sempre, scappa via, a processo concluso e con il suo trolley, avendo già programmato gli orari del ritorno, le coincidenze con il Frecciarossa, se il foro è munito di freccia e per di più rossa, oppure con l’aereo.

Egli, quindi, ha una certa fretta e urgenza.

In questi casi, spesso ma non sempre, l’avvocato del nord fa sapere alla sua controparte meridionale di avere il volo nella tarda mattina o nel primo pomeriggio, accadimento raccontato con una certa premura e come se fosse una scadenza in arrivo e tanto  grave tanto da indurre l’aula del tribunale ad aprirsi in due parti con effetto Mosè e la divisione delle acque al grido del “c’è il collega che deve prendere l’aereoooo”.

L’avvocato del sud, invece, quando arriva in udienza in qualche tribunale del Nord, spesso ma non sempre, arriva comodo comodo la sera prima.

Ma è quando finisce il processo che dà il meglio di sé.

Egli, infatti, l’avvocato del Sud, non ha Frecce da prendere (non è certo un comanche), e neanche voli da agguantare al volo, e se pure li ha, non ha guarda caso nessuna fretta.

Egli, il più delle volte, con la tipica sindrome degli avvocati del Sud, cerca di “attaccare bottone”, con qualche collega perché quando è al Nord soffre già di nostalgia ma soprattutto perché ha necessità di sondare, di capire, di verificare e per sapere in quale ristorante poter mangiare bene bene.

In questi casi, spesso ma non sempre, l’avvocato del sud in trasferta metterà sui social una foto di lui con bella mostra dell’ottimo vino e del pregiato pesce degustato, avendo cura però di specificare, con malcelata noncuranza, di aver però concluso un importante processo e che il pranzo, quindi, è il premio necessario e innegabile, per le prodezze appena compiute.

Morale della favola?

Gli avvocati del Nord non mangiano quasi mai e se pure lo fanno non ne abbiamo mai le prove.