Abbiamo ricevuto e volentieri pubblichiamo una riflessione dell’Avvocato Giacomo Frazzitta, già presidente della Camera penale di Marsala, attualmente docente a contratto di indagini difensive presso il Master di Criminologia dell’Università telematica @campus e responsabile dell’Osservatorio “Giovani e Open Day” presso l’Unione Camere Penali Italiane.
In questi anni ho compreso il senso della toga, la funzione di un indumento che è fatto di stoffa e valori, di tessuto e passione.
Una toga che, non a caso, ha un unico colore per tutti i protagonisti della scena processuale, proprio come avviene per una squadra, poiché, ogni giorno, nelle aule dei tribunali, è una squadra che scende in campo, una squadra con la stessa maglia, ma con ruoli diversi, come avviene nello sport.
Una maglia uguale, perché uguali sono i cittadini e uguali noi cittadini, avvocati, pubblici ministeri e giudici che, insieme, proviamo a far vincere la giustizia.
Ma come in ogni buona squadra ognuno ha un ruolo e una sfumatura diversa nei cordoncini che fregiano la nostra toga e professione Quelle striature sono differenti, come diversi sono i nostri compiti nel processo, ma tutti nel proprio compito dovrebbero avere un unico scopo, far vincere la giustizia.
Per questo la toga è uguale, perché uguali sono o dovrebbero essere le parti del processo, uguale lo scopo e uguale la giustizia per tutti.
Purtroppo si è assistito ad una squadra in cui una parte ha isolato un’altra, in cui alcuni compagni di percorso si sono arrogati compiti e ruoli che non gli appartenevano e la frattura di una squadra porta alla separazione della squadra, per questo, forse, sarebbe necessaria una riflessione da parte di chi, senza tattica, ha voluto giocare da solo, pur sapendo che i solisti in un gruppo non fanno vincere la squadra ma creano disarmonia e separazione.
