Franco Cordero verrà ricordato in questi giorni, per chi volesse partecipare dal 5 all’8 maggio a Cuneo il COA locale organizza una tre giorni che intende ripercorrere la vita del giurista, docente, giornalista, scrittore e lettore raccontato attraverso i suoi scritti, il suo archivio e la sua immensa biblioteca.
Per chi ha in mente la lunga avventura della riforma del processo penale, un momento topico imprescindibile è rappresentato dal Convegno “De Nicola” di Lecce e Bellagio del 1964, su criteri direttivi per una riforma del processo penale, nel quale si trovano rappresentate tutte le posizioni scientifiche a confronto, sullo sfondo dell’alternativa inquisitorio/accusatorio.
Franco Cordero, allora giovane cattedratico, è il relatore per il gruppo che riteneva indispensabile una svolta radicale, nel solco del cosiddetto progetto Carnelutti del 1962.
Mentre si discuteva sull’alternativa tra istruzione sommaria condotta dal pubblico ministero come rappresentante dell’esecutivo e istruzione formale unificata davanti al giudice istruttore, secondo modalità ricalcate, con qualche doveroso aggiornamento, sul sistema allora vigente, Cordero costruisce lucidamente una struttura autenticamente accusatoria, basata sulla netta distinzione tra la fase di ricerca della prova e il giudizio: non una parola raccolta nel corso delle indagini preliminari deve avere ingresso nel giudizio, se non come strumento di valutazione della prova acquisita in contraddittorio.
La proposta suscita un vivace dibattito e molte critiche, alle quali Cordero replica con efficacia, sottolineando come sia una “superstizione” la pretesa che il libero convincimento debba potersi avvalere di qualunque fonte di conoscenza, non importa in che modo raccolta.
Solo il contraddittorio è in grado di assicurare un accertamento credibile e rispettoso dei diritti delle parti.
Oltre che negli atti del Convegno, i suoi interventi sono raccolti, insieme ad altri scritti, nel tomo “Ideologie del processo penale”.
Il Convegno non riesce a raggiungere una risoluzione unanime – forse era chiedere troppo – e si conclude con un nulla di fatto, consegnando le tre proposte alternative senza una scelta. Ma alla fine, come sappiamo, sarà l’opzione accusatoria ad avere la meglio: nel codice vigente, dopo lunghe peripezie, rimane molto delle idee propugnate da Cordero.
In realtà Cordero non è entusiasta del risultato, ma se lo fa piacere: “l’importante era uscire da un riformismo sterile. Sotto questo aspetto assume un altissimo significato”.
