Avvocati: dobbiamo temere il fuoco amico (di Riccardo Radi)

Ogni volta che accade una vicenda di vita professionale che coinvolga un avvocato capita di leggere commenti e distinguo provenienti da altri avvocati, che al contrario dei magistrati che fanno fronte comune si mettono a disquisire e pontificare con tanti se e ma.

Per carità, il confronto è sempre utile ma trovo francamente inopportuno lasciarsi andare ad affermazioni lapidarie su cosa gli altri debbano fare e come debbano comportarsi, senza tra l’altro conoscere esattamente i contorni della vicenda.

L’ultima della serie riguarda la collega Salamandra ed è emblematica del rischio di fuoco amico.

I primi a disquisire sui tempi di presentazione dell’istanza di legittimo impedimento sono stati dei fini avvocati-giuristi.

Proprio per questo mi permetto di ricordare un esempio di avvocatura che non c’è più.

Cosa succederebbe oggi se un collega in aula rischiasse di essere arrestato per ordine di un pubblico ministero?

Io amo il dubbio, le certezze le lascio agli altri, quindi mi limito a raccontare un esempio di colleganza che non c’è più.

Nelle aule di giustizia, da sempre si consumano grandi e miseri fatti dell’esistenza umana.

Alle volte, in verità sempre più raramente, accadono eventi che meritano di essere tramandati.

In ricordo dell’avvocato Gaetano Manfredi narro questo fatto tratto da L’Almanacco dell’avvocato Napoli 1930.

In una causa avanti la Corte di appello di Trani, l’avvocato Luigi Petagna nella sua discussione aveva detto qualche parola aspra contro il Procuratore generale, il quale credendosi oltraggiato aveva chiamato i carabinieri perché traessero in arresto l’avvocato.

Luigi Petagna era rimasto fermo al suo posto imperterrito, ma Gaetano Manfredi, che era – si noti – il suo avversario, si levò di botto ed incrociando le braccia esclamò con voce sonante: “Bisognerà Procuratore generale, che ne arrestino due!“.

I carabinieri tornarono al loro posto. E l’avvocato Petagna continuò la sua arringa.

A quei tempi il fuoco amico non era contemplato.