Caso dei rifugiati italiani in Francia dopo la condanna per attentati terroristici: il comunicato stampa della Corte di cassazione francese per spiegare le ragioni del no all’estradizione (di Vincenzo Giglio)

La Corte di cassazione francese ha respinto il ricorso dell’Avvocatura generale presso la Corte di appello di Parigi che chiedeva la riforma del no all’estradizione dei cittadini italiani rifugiatisi in Francia dopo essere stati condannati in Italia quali responsabili di attentati terroristici, eversione dell’ordine democratico e omicidio aggravato.

Nel sito web istituzionale dell’organo di vertice della giustizia transalpina è stato quindi diramato un comunicato stampa (anche allegato alla fine del post) per offrire una sintetica indicazione delle ragioni della decisione.

Ne riportiamo di seguito, per comodità dei lettori, la traduzione in italiano.

Camera Penale – Ricorso n.22-84.382, pubblicato nel Bollettino della Camera Penale e ricorsi n.-84.394 e 22-84.395.

Avvertenza: il comunicato stampa non ha lo scopo di esporre integralmente il contenuto delle sentenze pronunciate. Tende a presentare il caso in modo sintetico.   

Degli italiani sono stati giudicati colpevoli, tra il 1983 e il 1995, dalla giustizia italiana, di attentati terroristici, eversione dell’ordine democratico e omicidio aggravato, commessi in Italia, tra il 1972 e il 1982, durante gli “anni di piombo .

Di queste dieci persone che vivono in Francia, le autorità italiane hanno chiesto la loro estradizione nel 2020 per poter scontare la pena in Italia.

La Corte d’Appello, nel 2022, si è pronunciata sfavorevolmente su tali richieste di estradizione , ritenendo che:

  • diversi ricorrenti sono stati giudicati in contumacia, senza aver avuto la possibilità di difendersi in un nuovo processo, non offrendo tale garanzia la legge italiana;
  • quasi tutti i ricorrenti hanno vissuto in Francia per circa 25-40 anni, un paese in cui hanno una situazione familiare stabile, si sono integrati professionalmente e socialmente, rompendo ogni legame con l’Italia, cosicché la loro estradizione causerebbe un danno sproporzionato al loro diritto a rispetto della vita privata e familiare.

La Corte di Cassazione ha rigettato i ricorsi proposti dall’Avvocatura Generale presso la Corte d’Appello di Parigi avverso le decisioni della Corte d’Appello, ritenendo sufficienti le motivazioni addotte dai giudici, che rientrano nella loro sovrana discrezionalità.

Il parere negativo sulle richieste di estradizione è quindi definitivo.

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L’estradizione consente di consegnare ad un governo straniero che lo richieda una persona trovata in Francia e ricercata per l’esecuzione di una sentenza pronunciata all’estero.

L’estradizione può avvenire solo se la giustizia francese esprime parere favorevole: i giudici verificano che sussistano un certo numero di condizioni legali, in particolare che la persona reclamata vedrà i suoi diritti fondamentali rispettati dallo Stato estero.

Quando il ricercato è stato condannato all’estero in sua assenza ei giudici francesi ritengono che debba beneficiare di un nuovo processo, assicurano che la legge dello Stato estero lo consenta.

Se il ricercato sostiene che la sua estradizione interferirà in modo sproporzionato con il suo diritto al rispetto della vita privata e familiare garantito dalla Convenzione europea dei diritti dell’uomo, i giudici francesi devono pronunciarsi su questo punto.

La Corte di cassazione statuisce in diritto: essa non può quindi sostituire la propria valutazione degli elementi di fatto del fascicolo a quella dei giudici e delle corti di appello.

Deve garantire che i giudici abbiano motivato sufficientemente la loro decisione.