Retorica processuale: il sapiente e il marinaio (di Riccardo Radi)

Quando il marinaio è di insegnamento al grande sapiente.

Tanti anni fa, in un processo per diffamazione, scaturito per una frase colorita sulle capacità di Sindaco dell’avvocato professor Casale Summonte, l’avvocato Eduardo Ruffa, che difendeva l’imputato, raccontò in aula una storiella.
L’intenzione dell’avv. Ruffa era di dimostrare che il Prof. Summonte era un grande maestro di diritto amministrativo, ma non era nato per fare il sindaco.
Direte voi se Ruffa ci riuscì, ecco l’aneddoto:
In una barca guidata da un abile marinaio, aveva preso posto un grande sapiente.
Il tempo si era mantenuto fino allora sereno.
Ad un trattò il sapiente domandò al marinaio: Hai studiato filosofia?
Il marinaio: Signò i nun saccio manco chello ca sta parola vò dicere.
Ti compatisco: hai perduto metà della tua vita!
Intanto il tempo si rannuvolava.
Hai studiato matematica? Replicò il sapiente, e alle spallucce del marinaio.
Hai perduto allora tre quarti della tua vita!
Il tempo si faceva più fosco e le onde minacciavano di capovolgere la barca.
Il marinaio allora domandò trionfante:
Signò, sapite natà?
No, rispose il sapiente:
E allora avite perduta tutta a vita vosta!!!
Tratto da L’Almanacco de l’avvocato, 1930, Edizioni del Giornale “La Toga” Napoli.