L’avvocato deve “sapere e avere letto assai e tuttavia sempre leggere e studiare” (di Riccardo Radi)

Il monito o se preferite l’esortazione all’avvocato che non deve mai accontentarsi nella ricerca e nello studio è riportato nel libro Abusi dell’Ordine degli avvocati nei Tribunali di Napoli di Baldassare Imbimbo a pagina 115 dove si legge: “L’Avvocato dee sapere e aver letto assai e tuttavia sempre leggere e studiare poiché non sa che gli possa occorrere ed allora oportet studuisse. Ed oltre a ciò dee farlo ancora perciocchè la memoria è labile”.

Insomma deve consacrare se stesso ad una assiduità di studio pervicace che vinca tutto, continua l’esortazione all’avvocato: “Assiduitatis et studii pertinacis omnia vincentis condemnatio, così con Iligero definirei la vita del vero avvocato”.

Proprio questo passo venne ritrovato sulla scrivania di un grande e dimenticato avvocato di Napoli che scelse di sparire dalla scena del mondo togliendosi la vita, Gaetano Manfredi, omonimo dell’attuale sindaco partenopeo.

L’avvocato Manfredi è ricordato in una lapide apposta al civico n.80 di via San Potito che recita: “Intelletto sovrano, anima solitaria ansiosa di supreme altezze, invocò morendo la fossa comune e l’oblio, ma Napoli non dimentica che per tutta una generazione, nel fascino di una parola incantatrice, l’eloquenza forense italiana si chiamò Gaetano Manfredi”. 

Nato nel 1849 a Napoli, Gaetano Manfredi fu un “principe del Foro“.

Allievo di Nicola Amore e a sua volta maestro di grandi avvocati, Manfredi era considerato un vero artista del pensiero e della parola.

Il suo nome resta legato a processi di rilevanza nazionale.

Della sua vita privata si sa poco, eccezion fatta per la passione per il gioco. Si tolse la vita a 62 anni, all’apice della carriera.