La sparizione nel nulla di Emanuela Orlandi e aggiungiamo noi di Mirella Gregori saranno probabilmente oggetto di indagine da parte di una Commissione di inchiesta parlamentare.
È stata pubblicata oggi 15 febbraio dalla Camera dei Deputati la proposta numero 880 a firma Morassut ed altri (allegata in calce) finalizzata all’istituzione di una commissione di inchiesta per provare a far luce, a distanza di 40 anni, sul caso di Emanuela Orlandi, allora quindicenne, cittadina dello Stato del Vaticano, figlia del commesso del palazzo apostolico Ercole Orlandi.
La sparizione, in realtà un rapimento avvenne il 22 giugno del 1983.
Alle 16 e 30 circa di quel giorno Emanuela Orlandi uscì dall’appartamento in cui viveva con la famiglia, in via di Sant’Egidio, all’interno della Città del Vaticano, per andare presso l’istituto “Ludovico da Victoria”, in Piazza Sant’Apollinare, dove studiava flauto traverso.
In una telefonata a casa Emanuela raccontò alla sorella Federica di essere stata avvicinata da un uomo, il quale le aveva proposto di partecipare ad una sfilata, che l’atelier Fontana avrebbe tenuto a Palazzo Borromini, per distribuire materiale per la Avon.
Quel pomeriggio aveva un appuntamento con la sorella in un luogo poco distante dal Vaticano, ma non si presentò mai.
Dalle 19 alle 20 del 22 giugno di lei si perse ogni traccia.
Il caso divenne presto uno degli episodi più misteriosi della storia italiana.
Moltissimi furono i personaggi di contorno che si presero la scena, sempre in bilico tra il depistaggio, la mitomania, lo sciacallaggio, elementi distorcenti attraverso i quali intravedere brandelli di verità, utilizzando la disperazione e la speranza di una famiglia che però, in quasi quarant’anni di via crucis, non ha mai perso lucidità e che oggi più che mai chiede che si arrivi alla verità sul rapimento di Emanuela.
Assumono un particolare rilievo le notizie secondo cui il Servizio per le informazioni e la sicurezza militare (SISMI) avrebbe indagato sulla scomparsa di Mirella Gregori e su quella di Emanuela Orlandi e che la documentazione relativa all’indagine, collocata in tre faldoni secretati, sembrerebbe sparita nel nulla; di questa documentazione la procura della Repubblica di Roma avrebbe disposto l’acquisizione, ma non sarebbe mai stata consegnata per confluire negli atti d’indagine.
Se tutto ciò fosse accertato starebbe ad indicare un’attività d’inchiesta molto approfondita, fatta direttamente dal SISMI senza che la famiglia ne fosse avvisata come, era, invece, accaduto con il Servizio per le informazioni e la sicurezza democratica (SISDE).
Nel settembre del 1993, il magistrato impegnato nelle indagini sui mandanti dell’attentato a Papa Wojtyla decise di acquisire del materiale presso la sede dei servizi segreti militari e, proprio in questa occasione, i carabinieri si sarebbero imbattuti in una quantità estremamente consistente di documenti, distribuiti in diciotto faldoni, tre dei quali riguardanti appunto Emanuela Orlandi e Mirella Gregori.
Gli investigatori annotarono su due di essi il cognome “Orlandi” e, sull’altro, “OrlandiGregori”.
