WhatsApp: 35 milioni di utenze italiane nel dark web a disposizione dei malintenzionati

Ben 35 milioni di account WhatsApp italiani e 360 milioni in tutti il mondo, e ovviamente anche i numeri telefonici ai quali sono collegati, sono depositati nel dark web, cioè la porzione non indicizzata di Internet (e quindi non rilevabile nelle ricerche tramite Google) nella quale si aggirano coloro che amano la segretezza e gli altri che di questa segretezza approfittano per attività criminali.

Secondo L. Nicolao, che ha dato la notizia proprio oggi in Login, la sezione dedicata a tecnologia e scienze del Corriere della Sera (a questo link), mentre in passato dati del genere erano divisi in pacchetti per nazionalità e monetizzati cedendoli agli offerenti, oggi sono a disposizione di chiunque gratuitamente.

Chi volesse servirsene per fini malevoli potrebbe usare tra l’altro due tecniche entrambe insidiose: il

il vishing (voice fishing) o lo smishing (sms fishing).

Con la prima si induce la vittima a cedere dati con una semplice chiamata.

Con la seconda si ottiene lo stesso effetto inviando un messaggio.

La migliore difesa possibile contro queste insidie, soprattutto se l’attacco sferrato è di tipo smishing, è di non cliccare sui link contenuti nei messaggi ricevuti, ogni qualvolta si abbiano dubbi sulla fonte di provenienza.

Meta rassicura costantemente i suoi utenti sulla sicurezza impenetrabile delle sue piattaforme e sulla bontà del suo sistema di crittografia end-to-end che dovrebbe impedire qualunque violazione della riservatezza dei messaggi inviati via WhatsApp.

Può essere, ma la prudenza non è mai troppa e molto può fare l’accortezza dell’utente.