Avvocati, siamo alla frutta: praticante avvocato si inventa una sentenza di divorzio per 1.400 euro (di Riccardo Radi)

La cassazione sezione 6 con la sentenza numero 43038 depositata l’11 novembre 2022 ha esaminato il caso di una praticante avvocato che, fingendosi avvocato, ha costruito a tavolino una falsa sentenza di divorzio con tanto di timbro e firme del giudice e del cancelliere.

Si legge nella sentenza di merito della Corte territoriale che confermava la condanna pronunciata in primo grado, con rito abbreviato, nei confronti di PP, per i delitti di esercizio abusivo della professione (art. 348 cod. pen.) e falsità materiale commessa da privato (art. 482 cod. pen. in relazione all’art. 476 cod. pen.) per aver, fingendosi avvocato e dunque esercitando abusivamente la professione forense, formato una falsa sentenza di divorzio in una causa civile di fatto inesistente, ricevendo quale compenso per tale prestazione una somma di danaro (1.400 euro), e dichiarava invece estinto per prescrizione il delitto di truffa (art. 640 cod. pen.).

La cassazione nel confermare la condanna evidenzia che PP, laureata in legge, praticante abilitata all’esercizio della professione forense, ha commesso anche degli evidenti errori nella scelta della data della sentenza contraffatta (caduta su un giorno non lavorativo) o del timbro del cancelliere (che a quella data non era più in servizio presso il Tribunale).

Come diceva quello: “se devi sapere una cosa, salla”.