
Sono stato a Genova per un processo ed ho letto il nome del magistrato Dino Col su una targa posta sull’uscio dell’aula che il tribunale ligure mette a disposizione degli imputati in attesa del giudizio per direttissima.
Mi incuriosisco e chiedo ad un collega con capelli bianchi chi era Dino Col?
L’avvocato sornione, con un mezzo toscano in bocca, mi racconta la storia di un uomo che seppe tenere testa al Re e negli anni torbidi del fascismo amministrò la giustizia nel rispetto della legge “uguale per tutti”.
Dino Col, sardo di Sassari e laureatosi a Cagliari, entrò in magistratura giovanissimo e dopo il concorso divenne pretore ad Iglesias.
Il lavoro nelle miniere della zona era durissimo e le condizioni di lavoro pessime. In occasione d’una sua visita ad Iglesias, il principe e futuro re Umberto di Savoia chiese a Col cosa avesse da segnalare e questi mise in rilievo le tristi condizioni dei lavoratori.
Avendo il futuro monarca detto con sufficienza “Le conosciamo”, Dino Col rispose: “Tanto meglio ma tanto peggio” e si allontanò.
Il suo tener testa al Re non passò senza conseguenze e quindi Dino Col fu trasferito alla Pretura di Genova ove seppe, pian piano, attirarsi le simpatie del popolo genovese, non permettendo mai negli anni del fascismo che la giustizia fosse usata come strumento di parte.
Alcuni giornali riuscirono a farla in barba alla censura ed ebbero la franchezza di scrivere un elogio per “questo giovane magistrato, che aveva la sensibilità di un uomo di 40 anni”.
Dino Col era un magistrato di una rettitudine morale e di una sensibilità fuori dal comune e il suo intimo rispetto della legge “uguale per tutti” gli procurarono elogi e attestati di stima.
Nel 1943 Dino Col decise di unirsi con i partigiani e iniziò a frequentare clandestinamente le prime formazioni createsi nella città ligure.
Il 27 giugno del 1944 venne arrestato dalle SS nel palazzo di giustizia con l’accusa di appartenenza a movimenti clandestini, fu sottoposto ad indicibili torture e a settembre deportato a Bolzano e quindi nel campo di concentramento di Flossemburg ove morì il 31 dicembre 1944.
Che retaggio ci ha lasciato Dino Col, perché gli siamo tutti debitori?
Fu certamente un esempio, raro allora come oggi, di eroe civile, di uomo capace di ribellarsi alla brutalità dell’esistente per coerenza nei valori in cui credeva.

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