Avocate? Non, merci! (di Riccardo Radi)

Si penserebbe che in questo periodo l’Europa abbia questioni assai più urgenti di cui occuparsi ma, a quanto pare, il dibattito sulla femminilizzazione dei nomi dei mestieri seduce più Paesi.

Apprendiamo da Europe 1 (qui il link) che il finora insospettabile Ordine degli avvocati di Strasburgo si sarebbe scagliato contro l’uso negli atti e nelle targhe professionali dei termini “avocate” (avvocatessa) e “batonnìere” (presidentessa).

Il problema è nato quando il CNB, l’equivalente transalpino del nostro Consiglio nazionale forense, ha chiesto agli ordini francesi di esprimersi sulla questione e quello di Strasburgo ha colto l’occasione per esprimere la sua contrarietà.

Sono state intervistate varie legali (uso questo termine per evitare di schierarmi e tenere i fatti distinti dalle opinioni, secondo la regola aurea del giornalismo) della città alsaziana e sono emerse posizioni differenziate: c’è chi (Nathalie Goldberg) dice che in questo modo si perpetua l’invisibilità femminile e si torna indietro e aggiunge che da anni, se ci rivolge ad una giudice (giudicessa?) donna, la si chiama non Madame le Président ma Madame la Présidente (non Signor Presidente ma Signora Presidentessa); c’è chi (Déborah Zouari), al contrario, rimarca il fatto che il parere richiesto agli ordini forensi non aveva nulla a che fare con la femminilizzazione e riguardava soltanto l’opportunità di inserire o no un articolo preliminare nel regolamento internazionale che disciplina la professione.

Alla fine, come sempre, c’è chi dice no, c’è chi dice sì, c’è chi – e qui il pensiero va al compianto Andrea Camilleri e al suo commissario Montalbano – se ne stracatafotte.