
Vi chiederete come siamo in possesso di questa notizia.
Vi risponderemo come il ragazzino coatto de Il cavaliere bianco e il cavaliere nero, l’indimenticabile sketch di Gigi Proietti: “o so io, o so”.
La notizia è di quelle che passano inosservate ed è tenuta riservata dai diretti interessati per le gravi ripercussioni politiche e sociali che potrebbe avere la sua diffusione.
Ma noi di Terzultima Fermata, sprezzanti di ogni pericolo, la pubblichiamo nonostante le diffide ricevute.
Gli editori giuridici hanno chiesto a dei luminari (quindi non a noi) un parere pro-veritate sulla possibilità di fare una class action al Governo.
Il motivo?
Il rinvio dell’entrata in vigore della riforma Cartabia ha procurato ampie discussioni, prese di posizione, grandi proclami ideali, ma in concreto, parafrasando Seneca, cui prodest? e, soprattutto, cui dolet?
Gli unici a perdere dei denari dal rinvio sono gli editori giuridici che sono rimasti con il cerino in mano anzi per meglio dire con migliaia e migliaia di codici, codicilli, commentari già stampati e pronti per la distribuzione.
Cosa ci facciamo ora con le migliaia di tomi, si chiedono i responsabili editoriali.
La paura serpeggia concreta e non si placa: e se da qui al 30 dicembre ci dovessero essere delle modifiche, anche delle limature al testo? Espressione di costernazione e di rabbia si susseguono: “Anvedi sti infami“, “Ve giuro, stavorta ndo cojo cojo“, “Ma guarda te, sta cifra di burini” e simili.
L’interrogativo è più concreto di quanto si immagini, considerando i primi provvedimenti emessi.
A questo punto – apprendiamo da fonti bene informate – gli editori probabilmente romperanno gli indugi (anche come reazione istintiva al tanto che si è rotto in loro) e avvieranno la causa collettiva contro il Governo e il duo Meloni e Nordio rei di aver reso carta straccia migliaia e migliaia di edizioni.
Editori avanti con la causa.
È tutto falso, naturalmente, ma di vero ci sono il rosichio e il mugugno di tanti editori.

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