
Nella riforma Cartabia che a seguito del rinvio entrerà in vigore il 30 dicembre 2022, salvo ulteriori ripensamenti, c’è una norma che probabilmente sbloccherà il processo Regeni.
Si modifica il comma 1 dell’articolo 169 del codice di procedura penale che riguarda la notifica all’estero degli atti riguardanti un procedimento giudiziario.
La nuova norma prevede: “t) all’articolo 169, il comma 1 è sostituito dal seguente:
1. Quando l’autorità giudiziaria non può procedere alla notificazione con modalità telematiche e risulta dagli atti notizia precisa del luogo di residenza o di dimora all’estero della persona nei cui confronti si deve procedere ovvero del luogo in cui all’estero la stessa esercita abitualmente l’attività lavorativa, il giudice o il pubblico ministero le invia raccomandata con avviso di ricevimento, contenente l’indicazione della autorità che procede, del titolo del reato e della data e del luogo in cui è stato commesso, nonché l’invito a dichiarare o eleggere domicilio nel territorio dello Stato ovvero a dichiarare un indirizzo di posta elettronica certificata o altro servizio elettronico di recapito certificato qualificato.
Se nel termine di trenta giorni dalla ricezione della raccomandata o della comunicazione telematica non viene effettuata la dichiarazione o l’elezione di domicilio ovvero se la stessa è insufficiente o risulta inidonea, le notificazioni sono eseguite mediante consegna al difensore.”
In pratica, quindi, non sarà più necessario per forza consegnare l’atto di rinvio a giudizio a casa degli imputati, ma si potrà consegnarlo nel luogo di lavoro e, dopo un mese le comunicazioni potranno essere inviate agli avvocati difensori.
In tal modo si bypassa la mancata conoscenza della residenza dei quattro componenti della National Security (il servizio segreto civile egiziano): il generale Sabir Tareq, i colonnelli Usham Helmy e Ather Kamal e il maggiore Magdi Sharif, accusati di sequestro di persona pluriaggravato, concorso in omicidio aggravato e concorso in lesioni personali aggravate.
Questa modifica, studiata dai giuristi del ministero proprio in seguito alla sospensione del processo Regeni, potrebbe quindi infine sbloccare l’iter giudiziario.
Il 13 febbraio 2023 alla prossima udienza fissata dal Gup di Roma ci potrebbe essere finalmente una sorpresa positiva per i familiari del giovane ricercatore, che almeno il processo si faccia.
Per conoscere la triste e drammatica storia di Giulio Regeni la lettura della relazione dei lavori della Commissione Parlamentare d’inchiesta sulla morte di Giulio Regeni:

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