
I provvedimenti in discussione al Consiglio dei Ministri per regolamentare i rave party provengono da lontano, anzi da molto lontano, e ricalcano la proposta di legge presentata il 10 luglio del 2008 dal deputato Giorgio Merlo del PDL.
La proposta è rimasta per anni nei cassetti ed ora viene rivista ed ampliata con l’intenzione di regolamentare la materia e il Ministro dell’Interno Piantedosi pensa a un giro di vite, “per dare nuovi e più efficaci strumenti di prevenzione e intervento” sui rave.
Si punta alla confisca di camion, furgoni, amplificatori e altre apparecchiature musicali usate dagli organizzatori dei raduni, a carico dei quali scatterebbe anche l’obbligo del ripristino dei luoghi danneggiati.
L’originario testo della proposta a firma Merlo prevedeva già la possibilità di sequestro, ecco il testo.
Scriveva l’onorevole Giorgio Merlo nel presentare la proposta di legge:
“I «rave party» sono manifestazioni musicali molto spesso illegali organizzate in tutto il mondo all’interno di aree industriali abbandonate o in spazi aperti, della durata di una notte o anche di alcuni giorni (in tale ultimo caso sono solitamente definiti «teknival») e sono caratterizzati dalla presenza di più «sound system» (cioè diffusori sonori installati su camion).
Il termine proviene dalla parola inglese «rave» che letteralmente significa «delirio», ma che in senso più ampio sta a indicare la voglia comune di svincolarsi da regole e convenzioni socialmente imposte, la ricerca di una libertà totale fisica e mentale che si esprime attraverso il ballo e anche attraverso il consumo di droghe.
Ecco perché sarebbe forse più preciso definirli «free party»: il termine «free» infatti, non si riferisce soltanto al fatto che l’accesso a queste manifestazioni è gratuito, ma soprattutto al principio di totale libertà rispetto a qualunque regola e convenzione. In alcuni Paesi europei come la Francia, i Paesi Bassi, la Svizzera, il Belgio e la Germania, le autorità governative hanno cercato di arginare e di rendere controllabile il fenomeno rendendo queste manifestazioni legali ma, ciononostante, ancora oggi continuano ad essere organizzati party illegali in tutto il mondo.
Tuttavia negli ultimi anni da fenomeno di controcultura «underground» i rave party si sono lentamente trasformati in un fenomeno diffuso e in una realtà per molti giovani appartenenti a diverse classi sociali e la progressiva manovra di mediatizzazione attuata dai governi ne ha determinato la morte, poiché ha svuotato queste manifestazioni del loro significato originario: oggi i rave party rischiano di divenire nell’immaginario collettivo poco più che enormi «supermercati della droga» e gli ideali di collettività, unità e libertà originari si stanno lentamente perdendo.
Nel 2002 in Francia è stato emanato un decreto di applicazione di una legge del 2001 (cosiddetta «legge Mariani»), che vieta l’organizzazione di rave party, senza l’autorizzazione dei prefetti locali, non consente il raduno di oltre 250 persone e prevede in caso contrario il sequestro dell’impianto e conseguenze penali per gli organizzatori. La norma prevede anche il dispiegamento di agenti o, nei casi giudicati pericolosi per la pubblica sicurezza, il divieto di adunarsi.
Anche in Italia, dopo i numerosi rave party dell’estate 2007 e i conseguenti disagi per la popolazione, si è fatta numerosa la schiera di coloro che chiedono un’analoga legislazione.
Recentemente, infatti, alcuni raduni di questo genere hanno generato profonda preoccupazione nelle popolazioni locali creando forti disagi con problemi non indifferenti di ordine pubblico.
Con la presente proposta di legge si intende disciplinare un fenomeno che non può più essere appaltato alla pura casualità e all’improvvisazione organizzativa e logistica. È necessario prevedere norme che subordinino l’organizzazione dei rave party alla preventiva autorizzazione del questore, in accordo con il comune che ospita gli eventi: è questo non per comprimere l’indispensabile pluralismo culturale, aggregativo e sociale ma, al contrario, per incanalarlo lungo i binari di precise disposizioni legislative capaci di garantire innanzitutto l’incolumità delle persone e la salvaguardia dell’ambiente circostante”.
Insomma: sì alla libertà di radunarsi ma solo secondo l’idea di libertà del Questore di turno che, ma potrei sbagliarmi, se la farà spiegare dal Governo.


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