38 anni in carcere da innocente e infine salvato dal DNA (di Riccardo Radi)

Il Dna salva un uomo dal carcere a vita.
Negli Stati Uniti, precisamente in California, un 69enne afroamericano è stato liberato dopo aver trascorso 38 anni in prigione per un delitto che non aveva commesso.
La sua condanna, risalente al 1988, è stata annullata il 20 ottobre dopo che un test del Dna lo ha scagionato, dimostrando che il colpevole non era lui, ma un altro uomo. La notizia è diffusa dalla Bbc.
Il procuratore distrettuale della contea di Los Angeles George Gascón ha definito la vicenda come una “terribile ingiustizia“.
Il sistema giudiziario non è perfetto. Quando veniamo a conoscenza di nuove prove che ci fanno perdere fiducia in una convinzione, è nostro obbligo agire rapidamente“, ha aggiunto. Parole che ci piacerebbe ascoltare anche in Italia dove, fatta eccezione per il dottor Cuno Tarfusser e pochi altri, nessun magistrato ha mai chiesto scusa alle migliaia di innocenti che hanno conosciuto il carcere.
Ho pregato per molti anni che questo giorno arrivasse. Al momento in me non c’è amarezza, ora voglio solo godermi quel che resta della mia vita“, ha invece commentato lo sventurato che ha trascorso 38 anni in prigione.
L’uomo si era sempre professato innocente.
L’accusa aveva chiesto per lui la pena di morte ma poi era stato condannato all’ergastolo. Al momento dell’autopsia, sul corpo erano state rinvenute tracce di sperma: Hastings aveva chiesto un test del Dna nel 2000. Richiesta che però era stata respinta dal procuratore distrettuale.
A giugno di quest’anno, invece, è riuscito a ottenere il test, il quale ha dimostrato che il profilo del Dna corrispondeva a un altro uomo, già condannato per il rapimento di un’altra donna – anche lei ritrovata dentro il bagagliaio di un’auto – e che era morto in carcere nel 2020.