
Tra i momenti più iconici del dibattito alla Camera dei Deputati per la fiducia al nuovo Governo ce ne è uno che rimarrà a lungo nella memoria degli italiani.
Ne sono state protagoniste due donne ma l’appartenenza allo stesso genere è l’unico elemento che le accomuna.
Parlo di Debora Serracchiani, deputata del Partito Democratico, e di Giorgia Meloni, deputata di Fratelli d’Italia ma anche capo del suo partito e Presidente del Consiglio dei Ministri.
La Serracchiani ha dichiarato di avere l’impressione che con la Meloni alla guida del nuovo Governo le donne saranno destinate a stare un passo indietro rispetto agli uomini.
La Meloni, nella sua replica prima del voto di fiducia, l’ha invitata a guardarla e le ha chiesto se le sembrava che si trovasse un passo indietro rispetto agli uomini.
Sta qui, in questo scambio, una delle ragioni per le quali il PD ha perso le elezioni e continuerà a perderle.
La Serracchiani, una politica ormai di lungo corso e di consumata esperienza, ha perso l’occasione di riconoscere un fatto evidente a chiunque: la Meloni e il suo partito sono riusciti a fare quello che il PD, quale che fosse il suo leader pro-tempore, non ha mai saputo e voluto fare.
La Meloni, per forza propria, per il suo carisma e la sua leadership, ha infranto uno degli ultimi e più importanti pezzi del tetto di cristallo che ancora restava da abbattere per la rimozione del gender gap.
È la prima donna a capo di un Governo del nostro Paese ed è stata anche la prima a guidare, e a farlo con indiscutibile capacità, un partito politico di importanza nazionale.
Se le cose hanno un senso, se vale ancora la distinzione di Norberto Bobbio tra destra e sinistra (la destra è tale perché accetta le differenze sociali come un fatto fisiologico, la sinistra è tale perché si prefigge di creare le condizioni per rendere possibile il loro superamento), quel pezzo di cristallo avrebbe dovuto essere abbattuto e non da ora dalla sinistra ma questo non è successo mentre la Meloni ci è riuscita.
Questa contraddizione è palese e nota a tutti, ivi compreso il segretario a termine del PD Enrico Letta che, in uno sforzo di analisi della sconfitta elettorale, ha riconosciuto che il basso numero di donne elette in Parlamento in rappresentanza del PD è “il fallimento della nostra rappresentanza. È chiaro e evidente, non ho molto da aggiungere, e rappresenta il senso di un partito che non ha compiuto il salto in avanti necessario […] Non è possibile tornare indietro rispetto alla necessità di avere dei capi dei gruppi parlamentari di rappresentanza femminile […] Dall’altra parte ci sarà la prima donna premier del Paese e su questo punto dovremo essere credibili”.
Serracchiani quindi non sa quello che perfino il segretario del suo partito ammette e presenta come un fallimento attuale e storico della principale forza politica progressista italiana.
Non sarà certo con queste fake-news che il PD riconquisterà il consenso perduto dei cittadini.

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