Ministero della Giustizia: continuerà anche con Nordio la presa della magistratura sulla sua struttura organizzativa? (di Vincenzo Giglio e Riccardo Radi)

Tra le varie cose che condividiamo c’è la partecipazione comune al comitato direttivo della rivista Percorsi Penali, edita da Filodiritto.

Fin dalla sua nascita ospita una sezione che abbiamo chiamato Gran Bazar: uno spazio che, essendo dedicato al pensiero debole, abbiamo sempre occupato noi due per competenza funzionale, posto che il pensiero debole, anzi debolissimo, è la nostra specialità.

Nel numero 2/2021, pubblicato poco dopo l’inizio del Governo Draghi, abbiamo scritto una cosettina dal titolo verghiano “La roba” in cui assumevano le vesti dell’ingenuo e curioso viandante che si aggirava tra le stanze del Ministero della Giustizia e chiedeva di chi è questo e di chi è quello.

Dopo avere accertato che, in virtù dell’art. 1-bis, comma 3, L. 181/2008, il numero massimo di magistrati autorizzabili per l’assunzione di incarichi fuori ruolo è di 200, abbiamo cominciato a informarci come stavano le cose.

Ecco il risultato, tratto pari pari dalla cosettina di cui sopra.

Si può cominciare dagli uffici di diretta collaborazione della ministra. Si constaterà che sono magistrati il responsabile della protezione dei dati personali, il capo e il vicecapo di gabinetto, il capo e il vicecapo dell’ufficio legislativo, il capo facente funzioni e il vicecapo dell’Ispettorato, il capo della direzione generale per il coordinamento delle politiche di coesione.

Si prosegue con gli altri dipartimenti.

Sono magistrati il capo e il vicecapo del dipartimento affari di giustizia ma anche, all’interno della medesima articolazione, il capo della direzione generale affari interni, il capo della direzione generale affari giuridici e legali e i capi degli uffici I, II, III e IV di tale direzione, il capo della direzione generale degli affari internazionali e della cooperazione giudiziaria e, all’interno di tale ultima direzione, i capi degli uffici I e II.

Sono magistrati il capo e il vicecapo del dipartimento dell’organizzazione giudiziaria, del personale e dei servizi, i dirigenti degli uffici I e II presso il capo del dipartimento, il capo della direzione generale del personale e della formazione, il capo della direzione generale dei magistrati e il capo dell’ufficio I presso tale direzione, il capo della direzione generale per i sistemi informativi automatizzati.

Sono magistrati il capo e il vicecapo del dipartimento dell’amministrazione penitenziaria e, all’interno della direzione dei detenuti e del trattamento, la dirigente dell’ufficio V per i detenuti dell’alta sicurezza.

Sono magistrati il capo e il vicecapo del dipartimento per la giustizia minorile e di comunità e, presso tale articolazione, il capo dell’ufficio III ispettivo.

Molti altri loro colleghi prestano attività presso il ministero della Giustizia ma la loro menzione non aggiungerebbe molto, essendo già evidente che le articolazioni essenziali del dicastero sono dirette nella quasi totalità da esponenti dell’ordine giudiziario.

Non è improprio allora sostenere che, se il ministero della Giustizia è come il Biviere di Lentini, i magistrati sono i suoi Mazzarò.

Ogni racconto che si rispetti ha bisogno di momenti di introspezione che servono a dare carattere e profondità ai personaggi.

Abbiamo quindi immaginato che il viandante, stanco del tanto camminare, si sia fermato a riposare all’ombra di un carrubo e abbia cominciato a fantasticare.

Che saranno mai le politiche di coesione, si chiede, non è che per caso hanno a che fare con l’organizzazione della giustizia e magari dovrebbero servire a farla andare veloce e giusta in ogni luogo? Ma se è così – riflette – com’è che la causa per l’eredità di mio nonno è iniziata 18 anni fa e non è ancora finita?

E a cosa servirà l’ufficio legislativo? Sicuro a fare leggi chiare. Ma allora – si dice – com’è che ci sono voluti quattro avvocati e due amici impiegati al Comune solo per capire perché mi hanno fatto quella contravvenzione?

E l’amministrazione penitenziaria? È chiaro, serve a far filare le cose come si deve nelle carceri. Ma allora, com’è che nel terzo millennio si sente ancora di detenuti picchiati e torturati, com’è che pochissimi escono di galera meglio di come ci sono entrati?”.

Oggi il Governo Draghi non c’è più e al suo posto c’è il Governo Meloni.

La Professoressa Cartabia ha concluso il suo mandato e al suo posto, come nuovo ministro della Giustizia, c’è il Dr. Carlo Nordio.

Tra le prime questioni di cui quest’ultimo dovrà occuparsi c’è la scelta delle donne e degli uomini da mettere a capo dei dipartimenti del suo dicastero e degli altri uffici chiave.

È una scelta strategica e di elevato simbolismo.

Se vedremo conservato il quasi totale monopolio che i magistrati hanno finora gelosamente detenuto sull’ossatura portante del ministero, sapremo che, quali che siano i programmi e la voglia riformista del nuovo vertice, l’ancien regime sarà ancora all’opera.

Se, viceversa, quella presa diminuirà o scomparirà, ci permetteremo qualche speranza in più.