
Quasi nessuno oggi ha mai sentito parlare di Pasquale Saraceno.
Un peccato e un ennesimo segno della pessima memoria del nostro Paese: perché Saraceno era il magistrato che Piero Calamandrei elevò a simbolo nel suo celeberrimo scritto “Bisogna vedere, bisogna starci, per rendersene conto” a proposito delle condizioni delle nostre carceri.
Saraceno, consigliere di Corte d’appello e amico personale di Calamandrei, venne ucciso il 12 agosto 1944 da un cecchino fascista nelle ore della liberazione di Firenze.
Quel giorno il giudice teneva per mano un bambino, suo figlio Pietro, che dovette assistere alla morte del padre il cui ultimo gesto fu di fargli da scudo col proprio corpo per proteggerlo da altri spari.
Quel bambino, Pietro Saraceno, divenuto a sua volta magistrato, fu uno dei più intelligenti e innovatori cultori della storia della magistratura italiana. Morì nel 1998.
Ma torniamo al padre.
Pasquale Saraceno aveva chiesto espressamente di poter entrare in carcere in anonimato per alcuni mesi per poter svolgere pienamente le sue funzioni di giudice.
Il suo scrupolo e la sua sensibilità vennero ricordati da Calamandrei con queste parole:
“Bisogna vedere, bisogna starci, per rendersene conto. Ho conosciuto a Firenze un magistrato di eccezionale valore che i fascisti assassinarono nei giorni della liberazione sulla porta della Corte d’appello, il quale aveva chiesto, una volta, ai suoi superiori il permesso di andare sotto falso nome per qualche mese in un reclusorio, confuso coi carcerati, perché soltanto in questo modo egli si rendeva conto che avrebbe capito qual è la condizione materiale e psicologica dei reclusi, e avrebbe potuto poi, dopo quella esperienza, adempiere con coscienza a quella sua funzione di giudice di sorveglianza, che potrebbe essere pienamente efficace solo se fosse fatta da chi avesse prima esperimentato quella realtà sulla quale doveva sorvegliare. Vedere! Questo è il punto essenziale”.
Chi volesse leggere il testo integrale dell’intervento del giurista fiorentino può trovarlo a questa fonte: Atti Parlamentari Camera dei deputati, Leg. I, Discussioni, Seduta pomeridiana del 27 ottobre 1948, intervento di Piero Calamandrei sullo stato di previsione della spesa del Ministero di grazia e giustizia, esercizio finanziario 1948-49, pp. 4174-4175.
Che retaggio ci ha lasciato Pasquale Saraceno, perché gli siamo tutti debitori?
Fu certamente un esempio, raro allora come oggi, di eroe civile, di uomo capace di ribellarsi alla brutalità dell’esistente per coerenza nei valori in cui credeva.
Ma fu molto di più: servì lo Stato democratico che ancora non c’era, incarnò la Costituzione che era di là da venire, testimoniò la pietas laica di chi, da giudice, poneva l’essere umano al centro della sua attività professionale.
Pasquale Saraceno guardava i detenuti e vedeva persone e, già solo per questo, fu in anticipo sul suo tempo e probabilmente anche sul nostro.

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