Magistrati fascistissimi “animati da sacro entusiasmo”: una pagina nera della magistratura italiana (di Riccardo Radi)

Quando lo Stato da liberale diventa autoritario si trasformano anche i suoi funzionari.

Anche la magistratura, con poche e mirabili eccezioni (sono 14 i magistrati ricordati in una lapide in via Arenula caduti per le loro idee antifasciste) non si sottrasse alla militanza e al servilismo verso il Regime.

La pagina più nera, non è un gioco di parole, della magistratura in fez, rimane quella scritta dagli oltre 600 pretori che, nell’anno dell’assassinio di Matteotti, raccolsero in un libello une serie di omaggi al Duce e lo presentarono, nel corso di una solenne cerimonia, a Mussolini, al Guardasigilli Rocco ed al presidente della Cassazione Mariano D’Amelio, accompagnandolo con queste parole: Infinitamente umili noi ci sentiamo, dinanzi alla sublime Purità Vostra che vorremmo adorare in silenzio; e così via per altre 100 pagine, nelle quali la vantata militanza sconfinava nel servilismo e nel grottesco.

Gli autori del libello non esitarono ad autocelebrarsi come rappresentanti della classe “che eccelle per cultura e primeggia per responsabilità”.

Così come non si vergognarono, rivolgendosi ai magistrati che “si preoccupano di apparire indipendenti”, di ricordargli che “la vostra scolastica è per i mediocri, ma non può prevalere agli (poco si capisce ma l’eloquio fascistissimo evidentemente li aveva mentalmente annebbiati) animati da sacro entusiasmo”.

La fonte è il libello “A S.E. Mussolini. I Pretori d’Italia”, Tivoli, Arti grafiche Marella, 1924, pagine 1-11.

Terzultima Fermata avrà premura di ricordare anche figure che la magistratura ha colpevolmente dimenticato per molti anni, ad esempio il magistrato Peretti Griva che malgrado i rischi non esitò a condannare, come Presidente del Tribunale di Piacenza, gerarchi locali per aver aggredito un avvocato antifascista.

Rimane da chiedersi come mai la Repubblica italiana, nata dalla Resistenza, ha reso omaggio, negli anni Cinquanta e quanto era ancora vivo il ricordo del sacrificio di tanti suoi martiri, a magistrati che avevano fatto carriera sotto il fascismo, designando Gaetano Azzariti, già presidente del tribunale della razza, alla presidenza della Corte costituzionale e destinando, all’inizio degli anni Sessanta, Mario Comucci e Luigi Oggioni, due funzionari che avevano seguito Mussolini anche a Salò, a ricoprire le cariche, rispettivamente, di procuratore generale e di primo presidente della Corte di cassazione.

Nulla da stupirsi: siamo il Paese dei Gattopardi e dalla memoria corta anzi cortissima se solo nel 1975, il CSM si è ricordato del sacrificio di quei pochi coraggiosi magistrati che al fez preferirono il tocco in una cerimonia in via Arenula ove c’è una lapide con 14 nomi di Magistrati.

Terzultima Fermata li ricorderà in prossimi scritti a partire da Pasquale Saraceno, un Magistrato, lui sì con la M maiuscola, mai servo.