Ministri della Giustizia dal 1946 ad oggi: dal passato al futuro (di Riccardo Radi)

Via Arenula ha visto tanti politici e “tecnici” varcare l’androne di Palazzo Piacentini, di tutti i colori e tutti con tanti buoni propositi.

Ministri politici dalle idee e dal credo profondamente divergente come il comunista Fausto Gullo nei primi Governi De Gasperi e il leghista Roberto Castelli nel secondo e terzo Governo Berlusconi.

Ministri tecnici come Vassalli, Conso, Flick, Severino e da ultimo la Cartabia.

Politici che di più non si può come Darida e Mastella.

L’unico ministro della Giustizia che si dovette dimettere perché “sfiduciato” fu Filippo Mancuso.

Nell’ottobre 1995, per la prima volta nella storia della Repubblica, la maggioranza avanzò una mozione di sfiducia ad personam nei confronti del solo ministro della Giustizia. Nel suo discorso di autodifesa Mancuso saltò platealmente alcune pagine del testo che stava leggendo, che poi consegnò in bianco alla Presidenza del Senato.

Qui un piccolo estratto dalla trascrizione della seduta.

PRESIDENTE. Passiamo alle dichiarazioni di voto.

Ha chiesto di parlare per dichiarazione di voto l’onorevole Filippo Mancuso, al quale ricordo che ha a disposizione tre minuti. Ne ha facoltà.

FILIPPO MANCUSO. Signor Presidente, signor Presidente del Consiglio, rivendico la mia «progenitura» in materia di sfiducia individuale verso un ministro per chiederle, signor Presidente, di concedermi qualche minuto in più.

Comincio proprio da lei, signor Presidente della Camera, se lei presterà un minimo di attenzione alle povere cose che sto per dirle. Mi sto rivolgendo a lei, signor Presidente

PRESIDENTE. Mi scusi, onorevole Filippo Mancuso, ma mi avevano distratto: adesso sono tutto orecchie!

FILIPPO MANCUSO. Spero di avvincerla, signor Presidente (Si ride)!”

Contemporaneamente, però, produsse alla stampa il discorso completo nel quale accusava il presidente Scalfaro di avergli mandato, all’epoca della sua presidenza della commissione d’inchiesta sul caso Malpica, il segretario generale del Quirinale Gaetano Gifuni per chiedergli di negare nella relazione ministeriale che Scalfaro avesse mai utilizzato i fondi del Sisde.

Secondo l’accusa di Mancuso, Scalfaro non si sarebbe limitato a difendere la legittimità dell’uso di quelle somme, ma avrebbe voluto che si negasse che le avesse mai toccate. Con questa denuncia — in ritardo di un anno e mezzo dal caso di cui trattasi — annullò praticamente le sue dichiarazioni ufficiali al Senato che non ebbe difficoltà a votare per le sue dimissioni.

Il 19 ottobre 1995 la sfiducia nei confronti di Mancuso fu approvata con 173 voti favorevoli (Progressisti, Partito Popolare, Lega Nord e Rifondazione Comunista), 3 contrari e 8 astenuti (al momento del voto i senatori del Polo abbandonarono l’aula per contestare la legittimità della decisione). Il ministero fu assunto inizialmente ad interim dallo stesso presidente del consiglio Dini, e successivamente da Vincenzo Caianiello.

La Corte costituzionale convalidò la legittimità della sfiducia, respingendo il ricorso avanzato da Mancuso per conflitto di attribuzioni tra poteri dello Stato.

Il successore di Mancuso, dopo l’interim di Dini, fu Vincenzo Caianiello che è da ricordare come il ministro meteora, la sua carica durò dal 16 febbraio 1996 al 18 maggio 1996 come l’altra meteora fu Luigi Scotti ministro dal 7 febbraio 2008 al maggio 2008 dopo le dimissioni di Mastella.

Chi ama la storia troverà alla fine del post la linea temporale (estratta da Wikipedia) dei tanti ministri della Giustizia del periodo repubblicano, con l’avvertenza che manca, in alto a sinistra e al primo posto della serie, Palmiro Togliatti che resse il dicastero dal 1945 al 1946 nei Governi presieduti da Ferruccio Parri e Alcide De Gasperi.

Ora aspettiamo il nuovo inquilino di via Arenula consapevoli che i buoni propositi spesso si fermano sull’uscio di Palazzo Piacentini. Davanti al quale, comunque, chiunque sarà il nuovo Guardasigilli, troverà ad aspettarlo tanti magistrati in attesa, come si dice, di prima (ma anche seconda, terza e quarta) occupazione nelle tante ambite postazioni ministeriali.