La tutela della gravidanza in sede giudiziaria: una storia “minima” dalle aule di giustizia, quando le “algie pelviche, perdite ematiche e contrazioni” sono quisquilie (di Riccardo Radi)

Tribunale di Roma sezione X, il giudice monocratico chiama il processo e si ascoltano i testi citati dal PM.

Al momento del rinvio, l’avvocato dell’imputato rappresenta che la teste della difesa è impossibilitata a comparire in quanto: “si trova alla 23^ settimana di gravidanza, accusa algie pelviche, perdite ematiche e contrazioni. Si prescrivono opportune terapie e riposo assoluto per giorni 24”.

Il certificato medico viene depositato.

Il giudice esamina il certificato e dispone il rinvio al 22 luglio alle ore 10,30.

L’avvocato chiede la parola: “Giudice ma la teste è in stato interessante con una situazione di salute precaria. Il procedimento non è a rischio di prescrizione e questo rinvio a luglio non tiene conto delle condizioni di oggettiva difficoltà della teste che a luglio certamente non saranno risolte”.

Il giudice risponde algidamente: “Avvocato oggi è il 3 giugno, il medico ha prescritto 24 giorni. Quindi per il 22 luglio non ci sono problemi”.

Lo sguardo dell’avvocato vale più di mille parole e il suo pensiero va a Ennio Flaiano: “Deve esserci qualcuno che continua a spostare la soglia del ridicolo”.